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domenica 12 settembre 2010

Ospedale S. Martino di Genova - Quarta puntata

Presto "muso duro" perde i capelli. Anzi, al primo accenno di caduta, anticipa i tempi e se li strappa (sono ormai appena attaccati alla cute) con l'ausilio di un cerotto. In camera d'aspetto, dalla finestra aperta, giungono attutiti i rumori
della vita, dell'estate che avanza a grandi passi con le sue promesse: un assurdo.
Le nostre giornate cominciano all'alba e terminano al tramonto. Con l'aurora si rinnova il proponimento: "oggi". La sera alle nove ci chiudiamo in camera e sbarriamo la strada alla luce delle giornate ormai lunghe. Abbiamo cancellato dalla mente la parola "domani". Viviamo nell'oggi senza proiezioni. Abbiamo preso confidenza con le mascherine con le quali copriamo la bocca ogni volta che entriamo in camera. "Lui" la porterà per molti mesi : durante le chemioterapie, in attesa del trapianto e dopo, nei 100 giorni delicatissimi che seguono. Per molti mesi vedremo solo gli occhi l'uno dell'altro. Il ricordo spiacevole ne porta a rimorchio uno buono. Un'amica uscendo dalla camera di Giorgio, dopo aver intravisto attraverso la mascherina azzurra i suoi occhi divenuti lucentissimi ci dice: "uno con quegli occhi non può che vincere ". Una semplice frase capace di infondere coraggio. Alle volte bastano poche parole dette al momento giusto. Giorgio non ha rinunciato a fare il medico e segue con premura il suo compagno di sventura. Quando può alzarsi, visita le altre stanze, portandosi dietro la piantana alla quale sono agganciate le flebo. L'effetto psicologico sugli altri pazienti è sorprendentemente positivo. In almeno due casi interviene con tecniche di rianimazione, giungendo per un soffio prima degli infermieri. Come con Elisabetta quando è svenuta in fondo al corridoio. Per la mamma, le occupazioni fuori dall'ospedale, sono molteplici : lavare pigiami e salviette disinfettate con il "napisan". Durante il giorno c'è poco tempo per pensare. Di notte di più. Capita di doversi alzare per andare in bagno. Nel locale dei lavabi si aprono ampie vetrate dalle quali si scorge la mole imponente del S. Martino illuminata. Individuiamo il padiglione cinque e ci sembra di essere vicini a Giorgio anche di notte. Un giorno lo spostano in un'altra camera. Capita in compagnia di Nicola, un ventitreenne meraviglioso con la serenità che gli proviene da una profonda fede religiosa. E' preparato al peggio. Ha due fratelli stupendi e commoventi per la loro dedizione che tuttavia non possono dargli ciò di cui più ha bisogno: il loro modello. Entrambi sono incompatibili. Misuriamo sul campo cosa vuol dire che solo il 25% dei fratelli sono fra loro compatibili. Durante l'intero periodo di permanenza in ospedale è inevitabile contare dei caduti in battaglia. Fra questi vi sarà Nicola. Giorgio ne soffrirà e noi con lui con riflessi negativi di ordine psicologico. Giorgio riceve innumerevoli attestazioni di solidarietà. Verranno a visitarlo cardiochirurghi di vari ospedali, anestesisti, capisala dei reparti di rianimazione, medici di altre specialità e amici con un titolo nobiliare distintivo nella parola amicizia: una A maiuscola. Arriva anche l'amministratore della clinica ove Giorgio lavora accompagnato da due esponenti del Consiglio di amministrazione. Portano al loro seguito due casse di ogni ben di Dio di materiale medico dell'ultimo grido in fatto di asetticità, materiale che Giorgio metterà a disposizione. Al momento di congedarsi, l'Amministratore mi dice: "aspettiamo Giorgio al più presto al lavoro". Mario viene il più spesso possibile, alle volte fermandosi la notte occupando quel famoso terzo letto. Dedica a suo fratello quanto più tempo gli è possibile, alle volte accontentandosi di un panino pur di non perdere tempo. Per Giorgio è un grande conforto il solo vederlo (si sono sempre voluti bene. Ora più che mai) ed è anche una garanzia sebbene ancora non si sappia nulla circa la loro compatibilità. Al riguardo Giorgio, rivolgendosi a sua madre, dice: " mamma, speriamo che ci hai fatto bene". Viene anche Vania la moglie di Mario, sebbene abbia due bambini cui accudire. Per Giorgio nutre affetto di sorella. Quando Mario dovrà partire per gli USA (ovviamente per motivi di lavoro) sarà lei ad opporsi: " prima il trapianto". I giorni passano veloci e lenti al tempo stesso. Dipende da quale punto di vista li consideri. Giorgio migliora. E' magro, provato ma si capisce che il peggio della prima chemioterapia è passato. Il grande giorno, giunge improvviso tanto eravamo psicologicamente proiettati verso scadenze indeterminate. Quella mattina, prima di andare in ospedale, ci rechiamo a far spese quindi giungiamo nella famosa camera d'aspetto carichi di pacchi. Troviamo un'atmosfera di euforia. Da un capo all'altro della corsia era corsa voce che Giorgio sarebbe tornato a casa. Il Prof. Carella, dopo aver parlato con Giorgio, ci aveva cercati. Corriamo al suo studio. Bussiamo. I cuori sono impazziti. Troviamo Carella attorniato dai suoi assistenti. E' raggiante: " remissione completa. Un grande risultato. Siamo molto soddisfatti ". Un nodo stringe la gola e non riusciamo a dire una sola parola. E' stata appena superata la prima tappa e quindi la strada è ancora lunga, ma Giorgio è ancora più forte. Quando imbocchiamo l'autostrada (che finiremo per conoscere a memoria) diretti a casa, per una breve vacanza prima della seconda chemioterapia, splende una giornata calda e luminosa della fine di maggio. Giorgio è terribilmente magro e malfermo sulle gambe, con la testa lucida, priva di capelli e la mascherina che non abbandonerà per diversi mesi a venire. Per circa venti giorni si godrà il suo bambino e noi il bellissimo nipotino. Riprende contatti interrotti tanto bruscamente, gira e si muove con quell'aspetto senza il minimo impaccio o imbarazzo. Interrompiamo la vacanza per trascorrere una notte a Genova per le prove di compatibilità (finalmente) da eseguirsi la mattina successiva di buonora. Torniamo a Genova con i nostri due figli. Alla sera ci rechiamo in centro per un gelato, tranquilli e felici di essere insieme come non si stesse giocando una partita ancora lontana dall'essere vinta. I due fratelli camminano dinanzi a noi discorrendo serenamente. Non riusciamo a sottrarci alle suggestioni. Infatti quando erano ragazzini, andavamo a spasso con la stessa "formazione". Chi avrebbe allora potuto immaginare ? Ora uno dei due si apprestava a salvare la vita dell'altro: una donazione che verrà fatta con felicità e, come dice Giorgio, parlando di suo fratello "con un sorriso sulle labbra".
In attesa della seconda chemio, Giorgio psicologicamente è passato all'offensiva : va a Bologna per sostenere un esame della seconda specializzazione (è specializzato in chirurgia toracica e cardiochirurgia) che aveva preparato prima di essere fermato dalla malattia. Si reca a far visita ai colleghi della clinica ove lavora ricevendo un'accoglienza entusiasta ("Giorgio ce la fa") ed affettuosa. Si capisce che è subentrata la caparbietà, la voglia di futuro ed un generalizzato desiderio di rivincita.
La "vacanza" è spesso interrotta dalle visite a Genova per i controlli. Ve ne sarà una particolare ed indimenticabile. Un controllo ed una notizia : i due fratelli sono compatibili. Scopriamo che la nostra "incoscienza" era solo una difesa e stupiamo di aver potuto convivere con una incertezza così grande. Comincia l'estate- E' ora di rifare le valigie. Si torna al S. Martino. In piedi alle quattro. Albeggia quando si imbocca l'autostrada. Si ripercorrono sentieri noti, ma per Giorgio sono in attesa nuove sofferenze e le stesse "bombe energetiche" di sua madre ( alimentazione ricca di proteine). La prima parte di questo ciclo è caratterizzata da grande serenità. Giorgio che è sempre stato all'altezza dei vari momenti, anche quelli più neri, ora lavora anche con il suo computer per fare in tempo a presentare una pubblicazione scientifica. Una mattina, Mario collabora con lui nella traduzione in inglese. A vederli affaccendati si stenta a credere nel dramma che Giorgio sta vivendo.
G. Noera (fratello di Elio)
… continua alla quinta puntata
(Tutti i diritti riservati)
image cc by chispita_666

8 commenti:

stella ha detto...

Caparbietà, professionalità e umanità...
Giorgio va alla grande!

Sandro ha detto...

Ho letto tutte le puntate, cogliendo una miriade di emozioni: il senso della forza che tutti dimostrano, anche se non sarà stato facile essere forti, l’amore dei genitori, l’amore di Giorgio per il piccolo, la solidarietà di molti, il dolore e una tensione così grande che si possono leggere tutte le puntate come se fossero parte di un romanzo. Tornerò a leggere il seguito. Bravi.

Ambra ha detto...

Mi è piaciuto quel "muso duro" che nasconde una tenerezza infinita.
Ed è vero che il racconto ha la forza di un romanzo.

Sandra Maccaferri ha detto...

Come dice Ambra, un romanzo. Ma vero, umano e profondamente toccante. Peccato manchi il seguito ma aspetterò.

il monticiano ha detto...

Dirò frose una sciocchezza e ti/vi prego di scusarmi.
Leggo e mi sembra di essere lì con Giorgio e Mario.
No, sbaglio, perchè dico mi sembra?
Sono lì con loro e con voi tutti.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Veramente molto toccante.Vi auguro una serena giornta,saluti a presto

lufantasygioie ha detto...

leggere queste pagine,mi ha riportato indietro di dieci anni,quando lavorai nel reparto oncologico del Cardarelli.Anche li facevamo i trapianti di midollo...
ma questa è un'altra storia
baci lu

Blogger ha detto...

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