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Benvenuti nel blog collettivo creato da Ambra

sabato 4 settembre 2010

Ospedale S. Martino di Genova - Seconda puntata

Ematologia Padiglione cinque
Nostro figlio è sistemato in una cameretta a due letti. E' in compagnia di Angelo, un uomo piuttosto anziano che viene dai monti che cingono la Liguria. E' assistito dai suoi nipoti, un giovanotto ed una signorina.
Offrono allo zio una assistenza filiale e vivono ansie da figli. Giorgio ed Angelo stabiliscono un rapporto amichevole. In una stanzetta d'ospedale, le differenze d'età, tutte le differenze del mondo, scompaiono e restano gli uomini, forse con la parte migliore di se stessi. Angelo era stato colpito da leucemia cronica. Non acuta? No è esatto cronica. Impariamo una prima distinzione delle malattie del sangue ed anche qualcosa di più sulla leucemia in generale. Siamo indotti ad informarci e leggere articoli sull'argomento, in particolare sulla malattia di Giorgio.
Nelle leucemie acute, la moltiplicazione dei globuli bianchi impazzisce soffocando la produzione di globuli rossi e piastrine. Ne risulta un totale disordine che impedisce al sangue di svolgere le sue molte funzioni. Si potrebbe dire un rivolgimento del meccanismo che soprassiede alla riproduzione del sangue. La leucemia è infatti un tumore del midollo osseo che è "la fabbrica" dei globuli bianchi e rossi nonché delle piastrine. Le più immediate conseguenze sono : la diminuzione dei globuli rossi (arriva l'anemia), l'abbassamento della
quantità di globuli bianchi sani (si aprono le porte alle infezioni perché il sistema immunitario non protegge più), l'abbattimento delle piastrine (sopraggiungono le emorragie).
Quando arriviamo, Giorgio ha iniziato la chemioterapia. Le sue vene sono collegate con un tubo flessibile ad una sacca agganciata ad una piantana. Ne vedremo tanti di quegli involucri di vari colori alternarsi, nei giorni seguenti, con i contenitori di sangue e piastrine. All'esterno delle sacche per la chemioterapia sono indicate astruse terminologie chimiche. Sono i potenti veleni che distruggeranno le cellule leucemiche, le tremende, subdole e vigliacche nemiche. Ma distruggeranno anche le cellule sane privando l'organismo
delle difese immunitarie. Sembra che per salvarsi bisogna distruggere. Bisogna avere un fisico robusto per sopportare : sistema renale e fegato in primis.
Il padiglione cinque consta di due piani. Nel primo si effettuano le chemioterapie e gli autotrapianti. Nel secondo i trapianti di midollo osseo. Ecco la larga porta a vetri dalla quale si accede al corridoio che si restringe a destra per ospitare il reparto donne ed a sinistra il reparto uomini. Poco prima di questo, si apre l'ampia sala d'aspetto per i parenti che si alternano nell'assistenza. Non sappiamo ancora quanta importanza assumerà quella sala ove avremmo trascorso tante ore, alternandoci al capezzale di Giorgio. Volti di altre madri, di altri padri, fratelli e sorelle,si affacciano alla memoria. In quel locale nasceranno tante reciproche solidarietà ed anche amicizie. La mattina si passano in rivista gli avvenimenti della notte. C'è euforia quando qualcuno torna a casa. Alle volte la sala è sovrastata da una pesante cappa che opprime: "stanotte vi è stato un decesso....". Ne vedremo uscire molti come prova dell'efficienza. Sono coloro che sono entrati mesi prima di Giorgio. Durante la nostra permanenza dovremo invece subire anche le perdite che ci coinvolgono per
comprensibili motivi psicologici, ma anche per l'amicizia che nel frattempo si è sviluppata con alcuni ammalati e loro parenti.
Quasi al centro fra i due corridoi vi è lo studio del Prof Carella responsabile del reparto e punto di riferimento per malati e medici. Ci riceve, anzi ci fa chiamare e affabilmente ci fornisce le prime informazioni. Per la prima volta sentiamo parlare di trapianto la via ritenuta più sicura. Il metodo terapeutico che ha dato sorprendenti risultati, ma che insinua in noi una nuova incertezza: la compatibilità fra donatore e ricevente. Ci offriamo. Carella taglia corto: il fratello. Rimane un assoluto sospeso nell'aria: il fratello. Carella intuisce quel
che ci passa per la testa: "in mancanza di compatibilità non fasciamoci la testa. Oggi la medicina offre la possibilità di giocare altre carte". I progressi conseguiti in questi ultimi anni nella cura con i trapianti sono stati notevoli, ma è bene ricordare anche i risultati ottenuti con gli autotrapianti (cioè utilizzando lo stesso midollo del paziente ). Per noi comunque è chiaro che, in mancanza di compatibilità, la possibilità di scampo si assottiglierebbe.
Forse siamo degli incoscienti. Non ci sfiora il dubbio che Mario e Giorgio possano essere incompatibili. Sarà veramente così nel profondo della coscienza? Lo scopriremo più avanti. Al momento questa è la reazione di Giorgio e nostra: un misterioso supporto della natura, che fa sviluppare nella mente difese inimmaginabili nella vita di tutti i giorni. Una grazia purtroppo non sempre concessa per superare momenti troppo difficili. Giorgio sorprende i colleghi medici e gli amici per il suo coraggio, per il suo "muso duro". Ad un collega che lo chiama sul cellulare da Parigi, dice "la frego io la leucemia". Questa "grazia" tuttavia, in seguito, si prenderà qualche vacanza, ma la riacchiapperemo sempre in tempo prima di cedere allo sconforto. A Giorgio, quell'essere chiuso in un ospedale con una malattia tanto grave, con quel figlio appena visto, insinua malinconia, ma anche una grande forza tesa alla sopravvivenza. E' commovente con quella sua grande voglia di vivere.
G. Noera (fratello di Elio)
… continua alla terza puntata
(Tutti i diritti riservati)image cc by alicepopkornNonCommercial-NoDerivsLicense

6 commenti:

lufantasygioie ha detto...

aspetto paziente il seguito....
buon sabato lu

stella ha detto...

Anch'io aspetto il seguito

Sandra Maccaferri ha detto...

Questa volta ho letto in modo diverso, con calma. E con la partecipazione che già ho espresso in precedenza. E' bene scrivere, scrivere e raccontare . Fare partecipi , condividere. Sicuramente questo "fa del bene" a chi vive in prima persona ciò che viene narrato ma ha effetti altrettanto benefici anche sul lettore capace di aprirsi agli altri e mettersi in ascolto.

Ambra ha detto...

Sono completamente d'accordo con Sandra sugli effetti benefici che nascono dalla "conoscenza" di questa malattia, trasmessa da chi l'ha vissuta.
Bisogna però considerare che è nata una mitologia intorno al cancro, questo male oscuro da occultare agli altri come una colpa e del quale si parla a bassa voce con accenti di commiserazione. Una malattia di cui si tende in genere a non parlare, sia che riguardi se stessi che un parente.
Ricordo il bellissimo saggio della Sontag "Malattia come metafora", ancora attuale anche se risale al 1977. Ve ne riporto qualche frase d'inizio: "La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno dello star bene e in quello dello star male. ...
Due malattie sono state clamorosamente, e analogamente, sovraccaricate dalle bardature della metafora: la tubercolosi e il cancro.
Le fantasie ispirate dalla tbc nel secolo scorso, e oggi dal cancro, sono reazioni a una malattia considerata intrattabile e capricciosa - cioè non compresa - in un'epoca in cui la premessa fondamentale della medicina è che tutte le malattie si possono curare. Una tale malattia è misteriosa per definizione. Quando non se ne conosceva la causa e l’assistenza medica continuava a essere del tutto inefficace, la tbc era ritenuta il furto insidioso e implacabile di una vita. Adesso è invece il cancro la malattia che non bussa prima di entrare; è il cancro che copre il ruolo della malattia vista come invasione spietata e segreta, ruolo che conserverà fin quando la sua eziologia non sarà chiara come oggi quella della tbc e il suo trattamento egualmente efficace.”
Ambra

mimì ha detto...

Leggo e penso che sia un bel regalo questo che stai facendo a noi rendendoci partecipi.Grazie e serena domenica.

il monticiano ha detto...

La tua consapevolezza, la tua forza, la tua lucidità devono essere premiate dalla guarigione di vostro figlio.
Ho soppesato ogni più piccola parola di questo tuo post e non posso fare altro che ammirarti.

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