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lunedì 20 settembre 2010

Nicoletta: un ricordo particolare - Sesta puntata

Una delle storie più commoventi è quella di Nicoletta. Con i suoi genitori e specie con la madre) (che Giorgio definiva una leonessa per il suo coraggio) ogni giorno ci scambiavamo
le notizie sull'andamento delle cure dei nostri figli. Diveniamo amici.
Siamo stati felici quando è venuto per Nicoletta il giorno di tornare a casa. Vivace, scalpitante con i suoi 17 anni, ansiosa di tornare al mare della sua Sardegna, in tempo per godere le gioie dell'estate. Quando saremo tornati definitivamente a casa anche noi, riprenderemo i fili delle amicizie fatte. Anche con la madre di Nicoletta. Questo in principio. Poi le reciproche telefonate si fanno sempre più rare con lei e con gli altri, perché il trascorrere del tempo invece di rinfrancarci insinua in tutti il terrore di ricevere brutte notizie. Ce lo siamo confessati a vicenda. Le telefonate che ci scambiavamo ad intervalli più o meno lunghi, in principio erano esitanti e cautamente esplorative. Quando si capiva che tutto era OK, la conversazione si faceva subito fluida ed il tono della voce si alzava liberatorio. Da troppo tempo non ricevevamo notizie di Nicoletta. Si avvicina Natale. Ci facciamo coraggio e chiamiamo. La notizia ci arriva immediata ed agghiacciante: Nicoletta è gravissima ed ha poche speranze. "Vorrei parlare con Giorgio" dice la mamma di Nicoletta e Giorgio nel giro di pochi minuti la chiama. Inizia una battaglia affannosa e struggente contro il tempo. Giorgio parla con il primario del locale ospedale: i due medici decidono di non arrendersi e si commuovono. Giorgio passa all'azione concreta e si mette in contatto con Parigi per un trapianto polmonare. Le difficoltà da superare sono enormi (fra l'altro siamo alla vigilia di Natale ) ma l'aereo con Nicoletta e sua madre parte. Giorgio si tiene pronto a partire anche lui per per Parigi per assistere all'intervento e dare conforto ai parenti. Quel memorabile Natale è stato vissuto così: attaccati a due fili; quello della speranza e quello del telefono con Parigi. Ma Nicoletta era giunta troppo grave ed i medici, che pure avevano lasciato aperto uno spiraglio di speranza, non hanno potuto far nulla per salvarla. E' stata una grande sofferenza.


IL TRAPIANTO
Mario donatore di anni 39
Giorgio ricevente di anni 37
(limite attuale intorno ai 50 anni).
Agosto è passato fra numerosi controlli a Genova (esami del midollo spesso dolorosi) e preparativi vari. Dalle finestre illuminate intravediamo le ombre e percepiamo, partecipando, le sofferenze di un distacco. Il mese è stato dedicato anche a cure di ordine odontoiatrico, prescritto dal S. Martino (è entrato in azione Paolo amico di Giorgio). Giorgio si è preparato anche psicologicamente, avendo cura di scegliere cassette di musica (gliele preparerò io riversando dischi di musica classica) e libri. In realtà userà poco le cassette e nulla o quasi i libri per le crescenti sofferenze causate da tanti disturbi, soprattutto vomito violento costantemente in agguato. Uno dei preparativi più utili è consistito nell'acquisto di due ricetrasmettitori che si sarebbero rivelati importantissimi. Infatti, grazie a loro, riusciremo a rompere l'isolamento anche nelle ore in cui non è consentito entrare nella camera sterile. Per "Lui" sarà il conforto di trovarci sempre a portata di voce. In quel lasso di tempo, cedendo alle insistenze di Mario, andiamo a Sestri. Vi rimarremo a fatica un giorno: il sole, l'allegria, il rumore delle vacanze è un contrasto al quale non reggiamo. I giorni passano. Il tempo stringe ed eccoci alla partenza : destinazione trapianto di midollo osseo. Arriviamo in ospedale nelle prime ore del pomeriggio di fine agosto. Ci pregano di tornare verso le 17. Andiamo a spasso. Ci sediamo ad un tavolo all'aperto di un bar. Mario commenta : "non sembra neppure un ricovero". Infatti trasmettiamo l'uno all'altro l'impressione di essere insieme in un pomeriggio di una vacanza d'estate. Alle 17,35 Giorgio varca la porta che immette nel reparto ove sono situate le camere sterili, una specie di convento di clausura. Vi rimarrà chiuso per 35 giorni isolato dal mondo. I ricetrasmettitori subito attivati con un poco di ansia (funzionano? ) superano brillantemente la prova sul campo.
17,35 : "hai preso nota anche dei minuti?" è la domanda che si potrebbe rivolgermi. Sì di tutto, quando si ha la coscienza che si gioca di grosso, che si rischia tanto e bisogna essere forti. I controlli al reparto trapianti sono severissimi per ridurre i rischi di infezione. Infatti il midollo ammalato deve essere distrutto prima di essere sostituito da quello sano del donatore. Ne consegue che il sistema immunitario non funziona fino a quando non sarà ricostruito. Nelle ore consentite può entrare una sola persona che, se per un motivo qualsiasi, esce dalla camera, non può rientrare. Si alterneranno i genitori ed il magnifico fratello quando verrà a Genova.
Prima di entrare in camera sterile bisogna prepararsi. Nella saletta d'aspetto ci è stato assegnato il nostro mobiletto. Dentro: disinfettanti (germozero spray) che ci cospargiamo sui Vestiti, pantofole (non si può entrare con le scarpe). Una volta entrati, nel "recinto" delle camere sterili, comincia la "vestizione" : cuffie, camice, gambali. Sono di una carta speciale usa e getta di un riposante color verde. Se porti dentro qualcosa, prima deve essere disinfettata nel reparto apposito vicino al monoblocco. Giorgio è arrivato al trapianto in fase di remissione (non poteva essere diversamente) cioè entro quel periodo di arresto momentaneo della leucemia per effetto delle chemioterapie. In anestesia locale, gli viene immesso un catetere in una vena del collo. Attraverso questo passerà tutto: alimentazione, chemioterapia, i più vari farmaci (anti infezioni ed antitumorali) trasfusioni ed a suo tempo il midollo di Mario.
La stanza è confortevole anche se ha la freddezza di una laboratorio di analisi. Dietro la spalliera del letto e lungo la parete sono fissati vari apparecchi. La piantana su ruote è stata sostituita da un tubo flessibile ed estensibile collegato al catetere applicato alla vena del collo. Così il paziente può alzarsi, recarsi al bagno, passeggiare, vomito e spossatezza permettendo. La prima settimana sarà dedicata ad una molto pesante chemioterapia con conseguenze violente e repentina perdita di peso. I medicamenti sono davvero tanti, ma quello con il quale Giorgio dovrà convivere per parecchio tempo durante e dopo il trapianto sarà la ciclosporina. Servirà a combattere il GVHD (graff versus Host Disease ), cioè la reazione del midollo del donatore al nuovo ambiente. Il rigetto vero e proprio è piuttosto raro. Sono possibili altre complicazioni come per esempio, la polmonite interstiziale che i nuovi farmaci hanno ormai ridotto.
G. Noera (fratello di Elio)
… continua alla settima puntata
(Tutti i diritti riservati)
image cc by h.koppdelaney NoDerivsLicense

9 commenti:

Carla, i colori...pensieri della mia mente. ha detto...

...e si continua...

stella ha detto...

C'è da farsi coraggio e sperare...so che non è facile...

il monticiano ha detto...

Mi sembra di commettere un sacrilegio
venendo nel tuo blog Ambra e leggendo questo post.
Ma ho voluto farlo.
Ti chiedo scusa,
aldo.

Ambra ha detto...

@Carla @Stella. Grazie carissime per la vostra partecipazione.
@Aldo
Aldo, ma come ti viene in mente di scusarti? E di cosa? La vita è fatta anche di leggerezza e di sorrisi. Vengo al tuo blog e già mi aspetto una lettura piacevole, insolita e divertente. E di questo ti ringrazio.
@Elio
Mi si è stretto il cuore nel conoscere la vicenda di Nicoletta. La vita può essere davvero crudele.

mimì ha detto...

Io leggo in silenzio i tuoi post e il mio è un silenzio che viene dall'anima e che significa rispetto.

Sandro ha detto...

Un racconto fatto questa vlta di commozione per la morte di una ragazzina che non ha potuto vivere la sua vita e di speranza per un giovane medico che col trapianto forse ce la farà.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Certo che il nostro destino è legato veramente a un sottile filo.saluti a presto

Sandra Maccaferri ha detto...

Quanto, troppo, dolore da reggere.
Sembra icredibile quanto dolore si diventi "capaci" di sopportare.

Carmine Volpe ha detto...

un magnifico racconto di un momento molto delicato da un figlio di un ricevente d'orgnai mi sono immedesimato

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