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mercoledì 8 settembre 2010

Ospedale S. Martino di Genova - Terza puntata

Torniamo al nostro arrivo al S. Martino. Troviamo Giorgio tranquillo almeno in apparenza perché parte dei pensieri che gli hanno fatto compagnia, specie nella fase di trapianto, li abbiamo appresi da lui, quando al riguardo, si è espresso pubblicamente.
I fantasmi del futuro, ruotavano intorno a suo figlio. Che sarebbe accaduto se gli fosse andata male? E se fosse andata bene, avrebbe potuto riprendere la sua delicata attività? Va detto che sebbene all'epoca avesse solo 37 anni, era già un cardiochirurgo affermato. Alla meta era giunto dopo grandi sacrifìci per una autentica vocazione coltivata sin da ragazzino, fin dal tempo delle scuole elementari, per la precisione. E poi c'erano gli altri pensieri tremendi e profondi che sopravvengono quando si ha coscienza che si può morire da un giorno all'altro.
Constatare che la battaglia contro la malattia è cominciata, ci tranquillizza, tanto da poter fìnanco pensare ad un alloggio per noi. Comprendiamo che se vogliamo assicurare una buona assistenza a nostro figlio, dobbiamo preoccuparci della nostra sistemazione economicamente "compatibile". Cominciano le telefonate, le ricerche. Mario andrà ad ispezionare qualche pensione con risultato scoraggiante. Determinante sarà la Renza, sorella di un mio collega. Farà fuoco e fiamme per noi e riuscirà per tre giorni (solo tre?), ad assicurarci l'ospitalità di un Istituto di Albaro. "Intanto andiamo. Poi si vedrà". Si dice che in alcuni ambienti di Genova chi viene dall'Emilia è guardato al tempo stesso con simpatia e diffidenza. Sarà vero o no non sapremo mai. Fatto sta che dopo averci conosciuto, la riserva è stata tolta : "potete rimanere tutto il tempo che sarà necessario". Qui è d'obbligo aprire una parentesi. Il ricordo di quella ospitalità è una cosa buona nella nostra memoria: Antonietta, Irene, Rosanna non potremo mai dimenticare la vostra solidarietà, le premure, gli incoraggiamenti e la pazienza per i nostri forzati ritardi all'ora dei pasti. Davvero non potremo dimenticarvi mai.
Nell'Istituto che ospita studenti, qualche pensionato e genitori con i loro piccoli, di passaggio per le visite al "Gaslini", spira un'atmosfera di pace e si aspira odor di pulito di pavimenti tirati a lucido con la cera. L'Istituto non è lontano dall'ospedale, ma per raggiungerlo bisogna inerpicarsi su una strada in salita un poco faticosa. Non ci facciamo caso. Consideriamo invece come uno dei tanti segni premonitori positivi, l'aver trovato così presto ove sistemare "il campo base" per una lunga resistenza. La nostra stanza ha tre letti. Stupendo, così c'è posto anche per Mario quando riuscirà a sgusciare dai suoi impegni professionali. Un letto in più non è una gran cosa normalmente, ma in certi frangenti l'effetto "famiglia unita" è formidabile.
Ho accennato a segni premonitori. E' un modo assai sintetico di ricordare il modo di captare la realtà. Diveniamo come gli uomini primitivi che interrogavano il futuro osservando la natura. Apparentemente si regredisce. In realtà ritroviamo l'intima essenza dell'uomo. Non è tutto. Si sviluppa una spiritualità rimasta appannata dalla vita di tutti i giorni quando le tragedie umane appena ci sfiorano. E si scoprono gli altri e le loro sofferenze. Incontrare tanti ammalati ti fa pensare che veramente è la salute l'eccezione e non la malattia e ti stupisci dell'importanza data in passato a tante futilità. Capisci che una visita in ospedale, anche quando stai bene, può essere utile per farti apprezzare quello che hai, soprattutto il bene incommensurabile della salute.
L'indomani del nostro arrivo cominciamo ad organizzarci. Piove a dirotto ed andiamo in giro per gli acquisti necessari a Giorgio, con il terrore di prenderci un raffreddore (timore che ci accompagnerà nei mesi seguenti) che ci avrebbe impedito di avvicinarci a nostro figlio immunodepresso. Prendiamo confidenza con la farmacia, i negozi specializzati, le erboristerie. Già, perché Giorgio mangerà solamente quello che preparerà sua madre. Una dieta speciale a base di miglio, grano saraceno, orzo, riso integrale, ceci, fagioli, zucchine cotte, bietole, cavolfiore, farro. Ed inoltre mele golden centrifugate con tutta la buccia in apposito apparecchio insieme a banane, fragole, yogurth (di una particolare marca), kiwi.
Si comincia a cucinare alle sei del mattino e naturalmente incontriamo non poche difficoltà a lavorare in camera, anche con la finestra aperta disponendo di un semplice fornellino da campeggio. Poi la fortuna ancora una volta ci sorride. Infatti la direttrice ci assegna una cucina all'ultimo piano ove trovansi le stanze degli studenti. Quel locale diverrà oltre che luogo di cottura, una specie di officina meccanica, per il rumore che promana dai due centrifugatori. Uno lo maneggia la mamma ed uno io in contemporanea : il trascorrere del tempo è divenuto ancor più tiranno che nella vita normale. Ci sentiamo enormemente facilitati ed incoraggiati e ci attrezziamo con fornelli elettrici, padelle e capaci termos. Gli altri ospiti sono comprensivi e non protestano per gli odori ed il rumore. Gliene saremo sempre grati. Giornalmente prepareremo queste "bombe" energetiche sia durante la prima che la seconda chemioterapia.
Al secondo piano del padiglione cinque, vi è il reparto ove si praticano i trapianti di midollo. Arrivare lassù è la speranza di tutti. Per molti rimarrà un miraggio. Giungere lassù non vuol dire di avercela fatta, ma di aver superato già tanti rischi, aumentando le proprie chance. Parlandone, Giorgio istintivamente guarda in alto come nei movimenti che esprimono speranza, quando si volgono gli occhi al cielo : la strada è ancora lunga. La chemioterapia ha effetti pesanti che Giorgio sopporta con molta dignità, ma il sistema immunitario, con la distruzione dei globuli bianchi, è divenuto come uno scudo con molte falle e non lo protegge da bacilli, virus e funghi. Nonostante le molte coperture farmacologiche, sopravviene la polmonite con febbre alta e compaiono i funghi in bocca che lo fanno tanto soffrire. Per giorni non può né parlare né mangiare. Eppure in quelle condizioni, sarà "Lui " a darci la prima buona notizia. Quasi quotidianamente Giorgio chiede di leggere le analisi giornalmente effettuate. Così anche in quella indimenticabile sera. Non può parlare ed allora scrive: "buon risultato al primo colpo".
G. Noera (fratello di Elio)
… continua alla quarta puntata
 (Tutti i diritti riservati)
image cc by shaferlens

8 commenti:

Paola ha detto...

Attendo di sapere il resto! intanto mi vado a inserire tra i lettori. Buona giornata

lufantasygioie ha detto...

sarà una dura lotta...aspetto il seguito
lu

Carla, i colori...pensieri della mia mente. ha detto...

...anche io..aspetto il seguito.
Carla

Ambra ha detto...

Emozionanti le figure che si muovono in questa storia o meglio direi dramma, Giorgio, i suoi genitori,i vicini di letto e quelli che danno ospitalità.
Alcune parole però mi hanno profondamente colpito. Parole che condivido. Nella dimensione della malattia, che è anche una dimensione del dolore, ritrovi veramente, come dice l'autore, l'intima essenza dell'uomo. La nostra "modernità" si arricchisce di un "ritorno alle orgini" grazie al quale si riesce a intuire la vita e i suoi contorni con una profondità sconosciuta.

Zret ha detto...

Un blog molto bello con articoli pieni di sensibilità.

Ciao

stella ha detto...

Questo dramma colpisce molto...

il monticiano ha detto...

Ciò che mi stupisce e non poco, è la tua forza d'animo nel descrivere attimo per attimo la lotta che state conducendo voi e Giorgio innanzi tutto.
Dal 1953 ho "frequentato" più ospedali io di molti altri amici, conoscenti e parenti, pertanto ne so qualcosa su come si "vive" lì dentro.

Sandra Maccaferri ha detto...

Preciso, particolareggiato, pieno d'amore.
Letto un po' in ritardo, questa volta...ma ci sono.
Aspetto il seguito.

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