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giovedì 26 marzo 2009

Si chiama Italia, ma io la chiamo Lia


La mia naturale predisposizione verso il prossimo mi ha sempre portato a cercare di essere utile a chi ha bisogno di aiuto o di assistenza. Durante la mia vita lavorativa il tempo a disposizione era limitato e sempre piu’ spesso indirizzato, oltre che al lavoro,
ai figli ed ai miei vecchi suoceri.
Infatti sono mancati ambedue oltre i 90 anni, 94 lui e 96 lei, e nei loro ultimi anni li abbiamo assistiti in casa con devozione, fatica e amore. I nostri figli, per quanto hanno potuto hanno sempre collaborato. Tutti noi abbiamo restituito quanto loro avevano dato a noi. In quella particolare fase della mia vita sono stato messo alla prova ed ho capito che la mia predisposizione era reale e non solo un desiderio della mia mente o meglio del mio cuore.
Andato in pensione ho passato i primi tre anni cercando la mia nuova strada, illudendomi che il tempo che avevo a disposizione mi avrebbe permesso di trastullarmi in cose piu’ o meno amene, di rilassarmi, di fare tutto quello mi facesse piacere. Ma non ero certamente soddisfatto della mia vita ed il pensiero che mentre io stazionavo tra uno svago e l’altro, alcune persone bisognose di aiuto erano abbandonate a se stesse, mentre io anche solo con la mia presenza o meglio con alcune mie azioni concrete, potevo rendere migliore la loro vita, mi ha spinto a frequentare un corso per persone che volessero indirizzarsi al volontariato propagandato dall’inserto del Corriere della Sera del sabato ed organizzato dall’Associazione NESTORE tramite il CIESSEVI, Centro di Servizio per il volontariato per la provincia di Milano.
Dopo questo corso, molto interessante, mi sono messo in contatto con l’Associazione Seneca, perche’ ho riscontrato nelle sue finalita’ quegli indirizzi sociali ed umani ai quali mi sono sempre ispirato.
Altro corso di preparazione presso Seneca e finalmente alla vigilia di Natale, la telefonata di Roberta che mi segnalava la possibilita’ di incontrare una signora di quasi 93 anni residente a Quarto Oggiaro che viveva sola ed era desiderosa di compagnia.
Avrei potuto rimandare l’incontro a dopo le festivita’ di fine anno, ma era tanto il desiderio di provare sul ‘’campo’’ la mia inclinazione che ho telefonato subito alla signora , qualificandomi e chiedendole se potevo andare a conoscerla o meglio se aveva piacere che ci conoscessimo.
L’incontro e’ stato molto gradevole: per me era un esame, era la mia prima volta, lei era un’esperta perche’ aveva gia’ avuto quattro/cinque volontari.
Da quel giorno e sono passati tre mesi ci vediamo ogni settimana e ci sentiamo telefonicamente un paio di volte. Percepisco che lei vorrebbe che andassi piu’ spesso, che quando termino la mia visita di circa tre ore vorrebbe che stessi ancora, e questo un po’ mi intristisce, ma so anche che ho altri doveri da assolvere per altre persone per cui cerco di farmene una ragione.
Cosa faccio da lei durante la mia visita? Avevo sentito parlare di compagnia, di ascolto (molto importante) ma cerco anche di rendermi utile in base alle esigenze che lei manifesta durante il dialogo. E’ un modo per essere molto utili assolvendo a piccole necessita’ che per persone anziane come lei diventano problemi spesso vitali e di non facile soluzione.
Piccole attivita’ che cerco di fare al meglio, ma lei chi e’, cosa mi da’? Lei e’ veramente unica tra le persone di quella eta’ che ho conosciute, ma anche di eta’ molto inferiore. E’ simpatica, briosa, brillante nel raccontare, ha una memoria di ferro (mi ha preso in fallo due/tre volte), vive un po’ nel ricordo del suo passato, della sua bellezza sfiorita ( solo recentemente dice lei), dei suoi amori.... che ricorda con affetto, particolarmente di uno, il grande amore ! Tutti morti. Ha due figlie che vede molto poco, sembra per incompatibilita’di carattere, cose che succedono, ma i figli dovrebbero essere piu’ generosi, comprendere ed eventualmente perdonare. A volte vuole che le tenga una mano mentre parliamo e quando me ne vado ci diamo un bacio sulla guancia: ma uno solo, non le piacciono i due baci usuali....
Parlando ho scoperto che le piacciono i cannoli siciliani, ogni tanto glieli porto, per il suo compleanno in febbraio le ho regalato i cioccolatini cremini da lei richiesti, dei mandarini che aveva finito, piccole cose che diventano pensieri molto graditi.
Ormai e’ entrata nella mia vita ed in quella della mia famiglia alla quale racconto le varie fasi di questa mia esperienza. Ultimamente ho assistito per 15 giorni un condomino che poi e’ mancato e Lei si informava, chiedeva ed era anche disposta a sentirmi meno disponibile, sapendo che c’era chi aveva piu’ bisogno di lei.
Quando vado cerca sempre di rendere la sua modesta casa il piu’ accogliente possibile, mi offre le sue caramelle, mi chiede di me e poi inizia a raccontare di se’. Parliamo di episodi di vita vissuta di 70 anni fa.....Ma come sono interessanti, come completano le mie esperienze di vita.
DIMENTICAVO SI CHIAMA ITALIA MA IO LA CHIAMO.....LIA
Dino Feroldi
image cc by lepiaf.geo

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