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lunedì 9 marzo 2009

Cuore forte, a cuor leggero

Malgrado la menomazione dovuta alla poliomelite, dei miei primi dieci anni ho il ricordo di una bambina scavezzacollo, con la pancia sempre un po’ vuota per la fame ma tutto sommato spensierata.
Nel 1952, per riempire meglio la pancia, i miei sono emigrati in Francia e per me è iniziato l’apprendistato della sofferenza, provocata dagli “sberleffi” dei bambini per la mia gamba e per il mio essere Italiana. Sono convinta che la poliomelite e l’emigrazione hanno segnato il mio percorso nella vita.
Avevo due scelte: ripiegarmi su me stessa oppure reagire. Ho scelto la seconda, affrontando tutte le difficoltà che ho incontrato con grinta e decisione.
Quale prezzo ho pagato per questa scelta? Altissimo! Ho sviluppato al massimo la mia parte razionale, negandomi però, nel mio isolamento, lo sviluppo emotivo dell’adolescenza, le scoperte fisiche, le piccole complicità del crescere.
Il 31 Dicembre del 1960 siamo arrivati a Milano ed il 16 gennaio 1961 ho iniziato la mia vita professionale.
Sicuramente non sono stata una persona facile per i miei datori di lavoro: affidabile, corretta, professionale ma mai disposta al compromesso. Quando ho lasciato il mio primo impiego, il datore di lavoro mi disse: "Le auguro di non fare mai carriera, perché vorrà dire che non ha rinunciato ai suoi principi…". Beh, oggi sarebbe forse felice di sapere che non ho mai fatto carriera!
Il mio impegno nel volontariato organizzato inizia nel 1989 e per sei anni ho gestito gruppi di auto-aiuto a genitori di tossicodipendenti.
Non avevo nessuna esperienza di conduzione di gruppi, ma confidavo nel mio buon senso e soprattutto nel nostro bisogno di imparare a comunicare con i nostri figli e nelle nostre famiglie. Quindi, quando una decina di madri accolgono il mio invito, decidiamo di trovarci in casa di una di loro, una volta alla settimana ed iniziamo il nostro lavoro di auto-aiuto che andrà avanti per anni, con tanta buona volontà e soprattutto con disponibilità tutta femminile a «metterci in gioco». Successivamente alcuni padri si uniscono a noi, ma senza alcuna disponibilità a mettersi in discussione, solo pieni di certezze di non aver mai commesso un errore nella loro relazione coi figli e li perdiamo quasi tutti per strada.
La difficoltà maggiore che incontravo, in questa attività di volontariato, riguardava la facilità con la quale i genitori tentavano di delegarmi le loro vite e quella dei loro figli. La frase «dimmi cosa devo fare» era ricorrente ma anche molto pericolosa per quel volontario che non diffida del senso di potere che può inconsapevolmente sviluppare.
A richieste di questo tipo, aiutata dalla mia stessa storia di vita, spero di aver sempre risposto con il buon senso, intuendo che non ero lì per dare ricette di salvezza, ma solo per aiutarci a ricercare una maggiore consapevolezza della nostra storia.
Nel biennio 1994/1996 ho frequentato l’Università del Volontariato (Pro.Vo) e questa esperienza mi ha aiutata a “mettere ordine” nelle mie motivazioni al volontariato.
Per tutta la durata del corso mi sono chiesta … e nel quotidiano? Questa domanda era stata stimolata da un docente quando, durante la prima lezione, esclamò con molto calore «alle cinque de la tarde inizia la solidarietà, dopo che l’individualismo ha segnato le prime otto ore della giornata. E’ questo tipo di ipocrisia che crea l’ateismo moderno!».
Ero quindi convinta che quella Università non dovesse essere riservata solo al mondo del volontariato ma dovesse aprirsi anche a chi non ne faceva parte, aiutando così molte persone ad imparare un «modo di essere e di comunicare», continuando ad aiutarne altre ad acquisire «un nuovo modo di essere volontario». Per me infatti essere volontario dovrebbe essere un modo di essere, basato soprattutto sul costante RISPETTO dell’altro, quello stesso rispetto che ho sempre dato e preteso anche nel mondo del lavoro.
Da questa convinzione, oggetto della mia tesina alla Pro.Vo, hanno origine i nostri gruppi “io parlo…io ascolto”
Ida Conti

3 commenti:

LA CRI ha detto...

Ida, ieri finalmente son riuscita a prender parte al gruppo "Io parlo...io ascolto", e ne sono entusiasta. Ho trovato naturale aprirmi con il gruppo ed ascoltare il gruppo rispettando i silienzi ed i tempi di ciascuno. Credo che questa sia a mio avviso un'esperienza che mi formerà per la vita e ti ringrazio molto di questo.

ida ha detto...

Grazie Cri Cri. Le tue parole mi hanno scaldato il cuore in un momento per me difficile (domani ricorre il 17mo anniversario della perdita del nostro ragazzo).

LA CRI ha detto...

Cara Ida, non ho parole per alleviare il tuo dolore immenso...come mi hai insegnato tu posso solo starti vicino ed ascoltarti col mio cuore rigorosamente in silenzio. Ti sono vicina.

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