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venerdì 20 marzo 2009

La paura prima del salto

La mia prima volta come volontaria è stata proprio in Seneca, all’incirca quattro anni fa. Non avrei mai immaginato di dedicarmi al volontariato, anche se guardavo con grande ammirazione a chi, come una mia cognata o qualche collega, era già attivo in
questo settore. Ma dopo la morte di mia madre sentivo un gran vuoto e mi sembrava di essere come inefficace, incompleta; e mi dicevo che forse avrei potuto trovare di nuovo un po’ di tempo (anche se me ne restava davvero poco tra lavoro, soprattutto, e casa) per cercare di rendermi utile a qualcuno, così come avevo fatto in quegli ultimi anni con i miei genitori, durante la malattia prima di mio papà e poi soprattutto di mia mamma.
Quando, dopo le ferie estive, mi capitò di leggere sul Corriere l’annuncio di Seneca che cercava nuovi volontari i quali potessero mettere a disposizione anche solo un paio d’ore alla settimana, non esitai a telefonare: feci un colloquio in sede con Marina e … mi ritrovai “arruolata”. Naturalmente per prima cosa mi misi a seguire il corso di formazione che stava giusto per iniziare, ma a metà novembre (il corso non era ancora terminato!) mi arrivò una telefonata di Marina secondo la quale dal sabato successivo (era il solo giorno in cui avevo un po’ di tempo disponibile) avrei dovuto andare a trovare un’anziana signora appena dimessa dall’ospedale dopo un lungo periodo di degenza, dovuto a un incidente stradale e ad altre gravi complicazioni.
Mi sentii un attimo raggelare perché, nonostante l’esperienza accumulata con i miei cari, naturalmente dal dire al fare … Risposi che non mi sentivo pronta, che dovevo ancora finire il corso: oltretutto quel giorno ero a casa dal lavoro con un faccione tutto gonfio e dolorante perché avevo subito un intervento odontoiatrico e il mio morale non era propriamente alle stelle, tale da favorire una relazione empatica con una persona sconosciuta e sofferente. Ma Marina fu ancora una volta così persuasiva e rassicurante che il sabato successivo, previa telefonata di Seneca e mia, mi ritrovai a percorrere il breve tragitto che portava dalla signora Santina.
Cosa ricordo di quella prima volta? Naturalmente provavo curiosità verso questa persona che al telefono non era stata di molte parole, anzi mi era sembrata esitante e poco incoraggiante (ma d’altronde la capivo e rammentavo lo stesso tipo di reazione nei miei genitori: rientrata finalmente a casa dopo vari mesi di ricovero, trovarsi tra i piedi una sconosciuta seppur volonterosa e animata delle migliori intenzioni, doveva sembrarle un ulteriore scossone al suo tran-tran quotidiano più che un motivo di conforto).
E poi mille altri dubbi e interrogativi mi frullavano nella testa: cosa le dirò, cosa farò, le riuscirò simpatica, gradirà la mia compagnia?
Ma la cosa buffa è che di quella prima volta (incredibile come sia importante anche la memoria olfattiva!), ricorderò sempre anche l’odore di cibo che mi arrivava mentre percorrevo il lungo cortile e salivo i 3 piani di scale per arrivare fino all’appartamento della signora Santina. Zaffate di cibo speziato, così inconfondibilmente arabo, che mi sembrava di essere nelle stradine di qualche paese del Nord Africa più che in via Aretusa: avrei poi scoperto che in effetti la maggior parte dei vicini di casa della signora Santina provengono da questi paesi e non rinunciano facilmente alle loro tradizioni culinarie.
A proposito della signora Santina: sto tuttora andando a trovarla per conto di Seneca, cose da dire e da fare insieme ne abbiamo trovate e ne troviamo sempre, compatibilmente con le sue condizioni di salute. Il più delle volte basta davvero un piccolo gesto per darle un po’ di aiuto e quattro chiacchiere per farla sentire meno sola: a me ogni volta i suoi timidi sorrisi, i suoi “grazie” mi allargano il cuore come poche altre cose. Credo di poter dire che ormai un pochino faccio parte anch’io della sua vita. La mia di vita nel frattempo si è enormemente arricchita grazie a questa esperienza che Seneca mi ha permesso di iniziare.
Mimma Brambilla
image by robertpaulyoung CC License

1 commento:

LA CRI ha detto...

Mimma leggendo il tuo racconto mi sono rivista ...io ho sentito una pubblicità alla radio e subito ho telefonato in Seneca da lì il colloquio e poi l'iscrizione al corso di formazione. Pure io mi sentivo molto a disagio la prima volta che sono andata, oramai quasi 2 anni fa, dalla signora Ginetta. Ci avevo messo l'anima ed il cuore a seguire il corso in Seneca il sabato mattina ma a corso finito (2 giorni dopo) il reclutamento da parte di Roberta mi ha decisamente destabilizzata....ora io e la signora Ginetta siamo come nonna e nipote e quando vado da lei la prima cosa che fa e riempirmi di baciotti affettuosi. Pure io come te mi sento il cuore caldo ogni qual volta mi ringrazia dopo che sono andata a trovarla E forse potrà sembrare una banilità ma spesso dico a me stessa "Cri, ma perchè non ti ci sei buttata prima in questo mondo?"

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