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giovedì 3 giugno 2010

Vae Victis

Esistono comportamenti che sono obiettivamente un danno sociale. Si tratta di azioni che generano un’evidente lesione di diritti e di interessi altrui o della società e che vengono giustamente sanzionati dalla legge.
Una società è tanto più stabile e giusta quanto più è in grado di definire chiaramente e di perseguire questi comportamenti in modo certo facendoli rientrare in una ristretta cerchia di tipologie che possano da tutti essere individuate come chiaramente dannose per la società.
Il percorso è: individuazione del comportamento – comprensione del danno – perseguimento del soggetto.
In Italia accade un fenomeno particolare e da un certo punto di vista paradossale.
Mentre è sensazione diffusa quella che i crimini non vengano perseguiti a sufficienza e sia generalizzato il senso di impunità,  è presente una nebulosa e confusa classificazione dei comportamenti che vadano perseguiti.
Mentre sarebbe logico restringere il cerchio delle illegalità concentrando sempre più energie sul nucleo, nel nostro paese avviene esattamente il contrario, si amplia a dismisura la definizione di comportamento perseguibile ponendo, di fatto, la maggior parte della popolazione al di fuori della legge.
Si tratta di piccoli comportamenti che possono anche essere criticati da un punto di vista estetico o della morale e che talvolta hanno a che fare con la vita strettamente privata del singolo e che non vengono direttamente correlati a nessun danno per i singoli o per la società.
Il risultato evidentemente è che non vi saranno comunque le forze per far rispettare queste leggi perché riguardano, a vario titolo, la maggior parte dei cittadini, ma si farà ugualmente pesare un senso di colpa o comunque la sensazione, per il cittadino comune, di essere in difetto (non “essere del tutto a posto”).
La conclusione è che questo senso di colpa (o di incertezza/insicurezza) generato dal fatto che mentre compio un’azione che non lede nessun diritto sono comunque consapevole della possibilità di essere sanzionato genera una cattiva coscienza che mi rende meno attivo nell’esigere che le cose siano giuste perché anche io, che non sono del tutto nel giusto, potrei avere delle noie.
Oltre all’evidente ingiustizia della sanzione in sé rendo più labile e di difficile individuazione la distinzione tra comportamenti realmente gravi e comportamenti che tutt’al più possono essere considerati inopportuni.
Non è una società stabile quella nella quale la legge identifica gran parte della popolazione come “punibile” in qualche misura, non potrà mai essere stabile una società nella quale il cittadino viva i comportamenti quotidiani sapendo, a vario titolo, di violare qualche norma o interpretazione della norma e sentendosi in parte escluso dal concetto e dalla categoria della legalità.
Il peggior danno sociale che il legislatore possa commettere è quello di escludere dalla legalità e quindi dal controllo sociale partecipato e condiviso, larghissimi settori della popolazione.
L’interesse affinché il sistema sia instabile è molto forte perché trasforma il cittadino in un suddito che vede lo Stato come un nemico che persegue interessi diversi dai suoi e che lo ostacola nella sua vita di ogni giorno.
Questa instabilità genera disordine sociale nel quale ognuno si sente svincolato e deresponsabilizzato nei confronti del bene comune e per contro genera richieste di maggior intervento che vengono scaricate su fenomeni che fungano da capri espiatori, di solito i settori marginali della scala sociale.
Ecco perché si è innescato, volontariamente, un circolo vizioso per il quale la generale impunità e la mancanza di controllo del territorio nei confronti di coloro i quali ledono diritti importanti si trasforma in richieste di maggior durezza che, però, producono nuove fattispecie di reato e nulla risolvono circa l’impunità di quelle esistenti.
L’umore popolare viene placato identificando figure sociali che servano a scaricare la tensione e la cattiva coscienza sociale e che per questo nessuno ha interesse ad integrare nel circuito virtuoso della legalità.
In questo scritto non ho citato fatti specifici, ma tutti possiamo, con un po’ di impegno, vedere nella nostra vita quotidiana tanti esempi di gravi crimini che restano impuniti e di piccoli (a volte innocui)  comportamenti che vengono invece sanzionati.
Fabio

5 commenti:

lore ha detto...

....L’umore popolare viene placato identificando figure sociali che servano a scaricare la tensione e la cattiva coscienza sociale e che per questo nessuno ha interesse ad integrare nel circuito virtuoso della legalità.

francamente spero che l'umore popolare si plachi sempre meno...o meglio che le figure sociali verso cui puntare il dito..siano "i figuri" che quotidianamente amano apparire "per imbonire il popolo"...

Ambra ha detto...

Ciao Fabio.
Il fenomeno di cui parli e che almeno in parte sembra esistere effettivamente, è tuttavia da te descritto in termini esasperati, oserei dire kafkiani.
D’altronde ho già visto questo film in società e paesi di cultura sociale e politica opposte, tanto da farmi pensare che è una regola applicata dal potere per mantenersi tale.

KuoreNero ha detto...

Ciao Fabio, io non ti conosco però non sai quanto condivida la tua opinione descritta così meticolosamente ... solo, se non ti offendi, vorrei appoggiarmi in parte anche a ciò che ha detto Ambra ... non me ne volere! a presto!

Ambra ha detto...

Ma no KuoreNero, perché dovrebbe offendersi Fabio? Qui ognuno è libero di esprimere la propria opinione - quand'anche in contrasto con il contenuto di un post o col messaggio che l'autore ha voluto dare.
Grazie della tua visita.

Fabio ha detto...

Ciao KuoreNero,
ma figurati, puoi dire tutto cio' che vuoi, è chiaro che per esprimere concetti io di solito tenda ad esagerare un po', a sottolineare con l'evidenziatore cio' su cui voglio che l'attenzione si soffermi.
Poi la realtà è sempre complessa e con pesi e vari contrappesi, il fenomeno esiste, come hai notato tu, e sarebbe che tutti lo mettessero meglio a fuoco se non altro per mantenere la propria coscienza critica e di giudizio.
Ciao e grazie

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