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Benvenuti nel blog collettivo creato da Ambra

lunedì 18 gennaio 2016

NEL SEGNO DI DANTE


Domenico di Michelino, Dante e il suo poema, Firenze 1465
Ho letto un articolo arguto e raffinato su Linkiesta, che mi ha divertito moltissimo. Per questo ve lo propongo, riportandolo così come è scritto.

“Come dicono gli inglesi (quando sono in buona), “gli italiani quando parlano dicono poesie”. Esagerano, ma non troppo: il linguaggio comune che si usa tutti i giorni è pieno di modi di dire, frasi fatte che sono, in realtà, citazioni e versicoli rubati alla Divina Commedia. Poesia pura. Mentre si parla, non sempre ci si accorge di usare parole ed espressioni inventate o diffuse da Dante. Un po’ per abitudine, un po’ per ignoranza. E un po’ perché sono insospettabili. Eccone alcune:

Stai fresco
Più o meno viene usata per dire: “Allora finisce male”. E con questo significato non poteva che provenire dalla parte più profonda dell’Inferno, il lago di Cocito, la peggiore. Lì “i peccatori stanno freschi” (Inferno, XXXIII, 117), perché immersi del tutto o quasi (a seconda della gravità del peccato) nel ghiaccio. Da lì in poi si è usato per indicare, per fortuna, situazioni un po’ meno tragiche.

Inurbarsi
Ormai è quasi vocabolo tecnico per urbanisti, storici e architetti, tanto da passare del tutto inosservato. E invece fa parte di quella schiera infinita di neologismi danteschi fatti con prefisso in- e poi -tutto quello che gli passava per la testa. Come “indiarsi”, cioè “diventare dio”; o “inmillarsi”, che significa “moltiplicarsi per migliaia”; e ancora: “ingemmarsi” = “adornarsi luminosamente”; “imparadisare”= “innalzare al Paradiso”. Non vale per “internarsi”, che non c’entra nulla con l’ingresso nei manicomi ma con il “diventare una terna”, cioè una forma di trinità.

Galeotto fu.. [inserire elemento a piacere]
Si è del tutto persa la percezione che “galeotto” in origine fosse un nome proprio, per cui si dovrebbe scrivere Galeotto, con la maiuscola. Era la trascrizione dell’originale Galehault (o Galehaut), personaggio che favorì l’amore tra Lancillotto e Ginevra. “Galeotto fu il libro”, (Inferno, V 136), vuol dire che il libro ebbe la stessa funzione di Galeotto: cioè spinse i due amanti, Paolo e Francesca, l’uno nelle braccia dell’altro. Sarebbe anche uno slogan efficace per qualche campagna a favore della lettura, non fosse che, da quel giorno, i due smisero di leggere.

Il gran rifiuto
Se ne è riparlato quando Ratzinger ha deciso di dimettersi da Papa: un nuovo “gran rifiuto”. L’aveva coniata Dante per riferirsi al rifiuto di Celestino V di continuare a fare il Papa dopo solo qualche mese (Inferno, III, 60). Lo fece “per viltà”. Dante era abbastanza arrabbiato con lui: la rinuncia di Celestino V aprì la strada al suo successore, il cardinale Benedetto Caetani, ossia il famigerato Bonifacio VIII. Questo Papa fu il responsabile dell’esilio di Dante da Firenze. Per vendicarsi Dante lo colloca all’inferno addirittura in anticipo rispetto alla morte. L’espressione “gran rifiuto” è entrata nell’uso comune.

Il bel Paese
È l’Italia il “bel Paese là dove il sì suona”, cioè dove si dice “sì” (Inferno, XXXIII, 80). È un passaggio importante: Dante sta maledicendo Pisa, il “vituperio de le genti”, per l’abominevole sorte riservata al conte Ugolino. Invoca allora le isole di Capraia e Gorgona chiedendo di spostarsi verso la costa, chiudere la foce dell’Arno e annegare tutta la città. Bel Paese, sì, ma un filo violento.

Senza infamia e senza lode
Bravo, ma non bravissimo. Bene, ma non benissimo. Non male, ma nemmeno bene. Senza infamia, insomma, ma anche senza lode. L’originale, per la precisione, vuole “senza infamia e senza lodo”, che rima con “odo” e “modo” (Inferno, III, 36). L’espressione, oggi, ha un valore neutro. Per Dante, invece, era una cosa gravissima. Descriveva in questo modo gli ignavi, ossia coloro che avevano vissuto la propria vita senza commettere gravi peccati, ma anche senza schierarsi dalla parte della fede. Li disprezza, tanto che non vuole nemmeno prenderli in considerazione, e a Virgilio fa dire...

...Non ragioniam di loro, ma guarda e passa
Altra espressione idiomatica: gli ignavi proprio non gli piacevano. Guarda, e passa. Una riga e li lasciamo da parte anche noi.

Fa tremar le vene e i polsi
Si usa per indicare qualcosa di molto spaventoso, spesso riferito a compiti molto gravosi e difficili. Siamo all’inizio del poema (Inferno, I, 90) e Dante, dopo aver ritrovato la strada fuori dalla “selva oscura”, incontra nuovi ostacoli. Tre bestie feroci gli si parano davanti impedendogli il cammino. In particolare una lupa, molto pericolosa, che lo spaventa a morte. Per fortuna a salvarlo arriva Virgilio (in sintesi, Dante scappa da una lupa per seguire un fantasma: vabbe'). A lui spiega le ragioni del suo spavento, “la bestia per cu’ io mi volsi”, che gli “fa tremar le vene e i polsi”. Ma non c’è soluzione. La lupa sarebbe rimasta lì fino a quando – dice la profezia – non sarebbe arrivato un veltro, cioè un cane da caccia, ad allontanarla. Anche Berlusconi, nel 2008, la ripeté. Non c’entrava nessuna lupa, ma solo un Veltroni.

Non mi tange
Non mi importa, non mi interessa. Si usa in frasi scherzose. Come al solito, in origine, di scherzoso non c’era niente: “Io son fatta da Dio, sua mercé, tale / che la vostra miseria non mi tange” (Inferno, II, 92): è Beatrice che parla. È appena scesa dal Paradiso (dove si trova vicina a Dio) nel Limbo, per ordinare a Virgilio di andare a salvare Dante. Il poeta latino è incuriosito dalla visita insolita e ne approfitta per farle qualche domanda. Come fa, una come lei, a venire fin quasi all’Inferno e non soffrirne? Semplice: è “resa in modo tale da Dio da non sentire la miseria (cioè la condizione del peccatore)”. Il male non la tocca, o meglio, non la “tange”.

Cosa fatta capo ha
In Dante si trova l’inverso: “Capo ha cosa fatta” (Inferno, XXVIII, 107). Lo pronuncia un povero dannato, Mosca dei Lamberti, che gira per l’inferno con le mani tagliate e il sangue che gli zampilla sulla faccia. Che c’entra l’espressione proverbiale con questa scena alla Tarantino? Secondo la leggenda dell’epoca di Dante, la frase venne pronunciata da Mosca dei Lamberti per indurre la famiglia degli Amidei a vendicarsi di Buondelmonte per un affronto di tipo matrimoniale. Basta titubanze, disse. Lo scontro fu molto grave perché portò, secondo la leggenda, alla sanguinosissima divisione, nella città, tra Guelfi e Ghibellini. E Mosca, causa della divisione, porterà per l’eternità sulle mani i segni della violenza.”
tratto dalla redazione de LINKIESTA
Ambra


45 commenti:

Carmine Volpe ha detto...

Decisamente curioso questo articolo ma molto interessante, è stato Dante a usare espressione che sentiva nel linguaggio comune elevandolo nella letteratura o sono stati gli italiani a recepire molto bene e fare loro la Divina Commedia?

Tomaso ha detto...

Questi inglesi, ne sanno tirare fuori di tutto, ma la verità è solo una.
Ciao e buona notte cara Ambra.
Tomaso

Laura Carraro ha detto...

Grazie dell'interessante condivisione, ho letto con molta attenzione e allargato il mio sapere, anche riguardo a delle frasi che uso spesso e delle quali non sapevo l'origine.
Baci

Rita B ha detto...

Fantastico ma allora siamo proprio un ..popoloo di navigaaanti eroi poeti e saaantiii... come ci ricordava Dario Fo!
L'ho sempre detto Ambra che Italians "fan tutto" better!:))
Ciao baci tua Bozzola!

mr.Hyde ha detto...

bello, un pretesto semplice per parlare di cultura. E' vero che gli italiani sono dei poeti a partire dalla loro lingua, anche già a partire dal modo di raccontare i fatti di ogni giorno....

fulvio ha detto...

Ciao Ambra,questo articolo culturale e molto interessante mi riporta ai lontani tempi dell'università,dove un mio meraviglioso insegnante mi ripeteva sempre:Leggi Dante ricordando le sue locuzioni, imparerai a scrivere e forse anche a parlare,non per nulla è universalmente considerato il padre della nostra madre lingua.
Un abbraccio,fulvio

silvia de angelis ha detto...

Frasi comunissime, e significative, che usiamo spesso nel linguaggio corrente, senza curarci della loro vera origine...
Ho gradito molto il tuo articolo, caraAmbra, abbi una bella e radiosa giornata,silvia

Antonella S. ha detto...

Ciao Ambra, è un po' che non ci incontriamo, tutto bene?
Interessante questo articolo, conosco tutti questi modi di dire ma confesso che di pochi ricordavo o conoscevo la provenienza. E' stato un bel ripasso!
Ti auguro una buona giornata, a presto.
Antonella

Enrico zio ha detto...

Come sempre hai fatto un bel post interessante. Sinceramente alcune di queste espressioni non le ricollegavo a Dante, tipo “inurbarsi”. È stato bello frugare nella memoria per cercare di ricordare.
Grazie.
Buona giornata, un abbraccio
enrico

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Altro ottimo post; i miei complimenti.
Saluti a presto.

nanussa ha detto...

interessantissimo post!! l'ho letto con tanto interesse e curiosita'!!
baci buon pomeriggio :)

Carlo ha detto...

Confesso profonda ignoranza. Mai e poi mai avrei immaginato che l'origine di alcuni modi di dire anche abbastanza diffusi, fosse da collegare a un'opera come la Divina Commedia e, quindi, a quel genio di Dante. Interessante e piacevole scoperta. Ciao Ambra, buon pomeriggio.

Silvia Negretti ha detto...

Ma che articolo curioso ed interessate!
Sapevo che alcuni modi di dire provenivano dalla Divina Commedia, ma di quest'elenco ne conoscevo solo 4!
Ora farò sfoggio della mia cultura sui detti popolari alla prima occasione! ;D
Baci!
S
http://s-fashion-avenue.blogspot.it

il monticiano ha detto...

Nella mia totale ignoranza un post come questo tuo cara Ambra è una lezione formidabile.
Mi bacchetto le mani ad oltranza per aver stupidamente deciso a 14 anni di età di non voler più studiare. C'era la guerra e la fame imperava ma dopo? Non ne avevo voglia. Che stupido.
Un caro saluto,
aldo.

Sandra M. ha detto...

Eh, mi sa che non abbiano del tutto torto.
E questi citati nell'articolo sono gradevoli e colti, in un certo senso.
Differente discorso è il livello infimo del linguaggio colloquiale quotidiano, anche nei salotti buoni della TV.
Non se ne può più di ASSOLUTAMENTE Sì
LEI MI INSEGNA
QUANT'ALTRO
........

Cettina G. ha detto...

Ambra mi devo complimentare con te per il post interessante che delucida l'origine dei nostri modi di dire.
Un abbraccio

speedy70 ha detto...

Molto interessante e ben approfondito questo tuo post Ambra... non conoscevo la provenienza di certe frasi che si usano comunemente, grazie !!!

Graziana ha detto...

Grazie, chapeau!

Francesco Zaffuto ha detto...

Ancora fresco per la lingua ed anche per gli stessi contenuti. Ancora pericoloso per chi gestisce il potere con prepotenza e delitti, ancora pieno di grande compassione.

Cristina Deboni ha detto...

Interessante questo post. Chissà quanti altri modi di dire sono eredità del passato, d'altronde nulla si distrugge, nulla si crea e tutto si trasforma. Sia con la lingua parlata, la poesia, letteratura, filmografia e l'arte figurata.

Krilù ha detto...

Ma che bello questo post, Ambra! Di molte fra le espressioni citate nell'articolo conoscevo l'origine (del resto Dante è un po' "cosa nostra", intendo dei ravennati) ma di alcune altre non ne avevo proprio idea.
Grazie per l'arricchimento

SeV a colazione ha detto...

Cara Ambra,
ti dirò che mi sono immersa con soddisfazione nella lettura di questo articolo, pensando a quanti fanno uso del "bel linguaggio" magari senza conoscerne l'origine. Da condividere e ri-condividere. Brava!
V.

Marisa M ha detto...

nice blog =)
following each other on GFC?
let me know =)
xoxo

http://freaky-like-gnui.blogspot.de/

Stefano ha detto...

Bellissimo post!
E' vero che tante espressioni dantesche vengono usate ad ''effetto'', ancora oggi, da intellettuali, giornalisti ed anche da qualche politico. Ultimamente mi ricordo Benigni che aveva fatto degli spettacoli sulla Divina Commedia e su alcuni versi ''piccanti'' di Dante.
Comunque, Ambra sei stata bravissima!
Ciao, Stefano G.

Silvana Planeta ha detto...

Ambra carissima, superlativo questo post! Non è facile, anzi direi rarissimo, saper coniugare, come tu hai fatto, cultura, interpretazione critica della stessa, sintesi e, soprattutto, ironia. Per conto mio, ti meriti la 'laude', giusto per rimanere in gergo dantesco!

nico ha detto...

Davvero molto carino questo articolo Ambra! Ti faccio fare una risata, sul fatto di esagerare degli italiani! I romani (vivo vicino a Roma ormai da più di 10 anni) sono maestri in questo! Un mio collega simpaticissimo diceva sempre che, quando lo chiamava in macchina uno molto logorroico, "je toccava fasse ddu giri de raccordo" :-)))
Un abbraccio, ciao
Nico

Nella Crosiglia ha detto...

Ambrina con questi ricordi mi fai amare un po' di più Dante che non è mai stato( mi vergogno ma è così) una grande simpatia per me...
Quante frasi io stessa uso del sommo poeta e non ricordavo proprio fossero sue..vedi il potere dell'ignoranza..
Bravo Dante e brava la mia amorevole amica!
Bacissimo

Stefano Davanzo ha detto...

Bel Posta Ambra, molto interessante questo andar a fondo di frasi fatte.
Un abbraccio
ste

Magia da Inês ha detto...

✿゚ه° ·.
Olá, amiga!
Post muito interessante, aprendi muito.

Muita paz e tudo de bom!
Bom fim de semana!
Beijinhos.
❀✿゚ه

carla family ha detto...

Mi piace sempre di più questo nostro idioma
Ciao Ambra

Capricci della Ste ha detto...

Grazie Ambra per questo interessantissimo post. Io sono una appassionata di Dante ma queste cose proprio non le sapevo.

Annamaria ha detto...

Davvero interessatissmo e arguto questo articolo che fa risalire a Dante tante espressioni di uso quotidiano. Ed è bello scoprire che anche il linguaggio di tutti i giorni ha radici così importanti.
Grazie, Ambra!!! Come sempre, coi tuoi post e le tue scelte hai fatto centro!!!

EriKa Napoletano ha detto...

Anch'io ti ringrazio, Ambra, di arricchire il nostro sapere grazie alle condivisioni di articoli interessanti come questo.

Elle ha detto...

Dante è considerato il padre della lingua italiana (che da allora è cambiata poco), non mi stupisce che ancora oggi si usino sue espressioni. Alcune le conoscevo già, altre no. L'articolo è molto simpatico, e per questo utile a far amare e capire uno dei nostri poeti (e già chiamarlo così fa "tremare le vene e i polsi" a molti studenti costretti a farsi entrare in testa la sua vita e le sue opere, anziché condotti per mano verso di lui).

Carlos Portillo - podi ha detto...

Anche in Spagna diciamo "stai fresco se credi che..." (estás fresco si crees que...) nel senso di "puoi aspettare quanto vuoi che quello che credi che accadrà non sarà così")

Ciao,
podi-.

@enio ha detto...

non per questo Dante è considerato il padre della lingua italiana... a Trento c'è una statua che lo rappresenta con un braccio rivolto al nord (Austria) che sta ad indicare dove sono i "barbari" coloro che non conoscono o non usano la "nostra" lingua.

Evanir ha detto...

Estou comemorando 11 anos de blog.
È tempo demais dedicado a essas pessoas lindas de Deus
que fui conhecendo ao longo dessa caminhada.
Deixei um mimo na postagem se for do seu agrado
leve ficarei feliz.
E ficarei feliz da mesma forma se ñ levar eu entendo.
Meu eterno agradecimento pelo seu carinho e atenção
mesmo em momentos muitas vezes triste.
Você estava lá marcando sua doce presença.
Um carinhoso beijo.
Deus abençoe por tudo.
E uma semana de paz .
Evanir...

Stefyp. ha detto...

Per poco mi perdevo questa bella lezione...( non avevo visto la pubblicazione...) comunque adesso eccomi qui e devo complimentarmi con te perchè trovo l'articolo molto interessante...ci rifacciamo tutti a Dante,e non possiamo che esserne orgogliosi...non per niente è considerato il padre della lingua italiana! Ti ringrazio. Buona serata, Stefania

Elio ha detto...

"Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita ....". Mi hai fatto tornare indietro nel tempo quando ero ancora studente. Oggi sono ben al di là del mezzo del cammino e mi è piaciuto rivisitare assieme a te alcuni passaggi della Divina Commedia. Condivido il passaggio su "Galeotto fu.." ma personalmente ritengo che sia un attributo del libro e non un riferimento al personaggio da te citato. Inoltre Paolo e Francesca ebbero veramente poco tempo di leggere ancora perché Gianciotto li ha fatti fuori in qualche minuto. Un dantesco abbraccio.

Licia ha detto...

Grazie a Dante e al tuo scritto,oggi ho imparato tante cose che non conoscevo. Buona giornata cara

Arwen Elfa ha detto...

Ciao cara Ambra, cpme sempre i tuoi post sono davvero interessanti.
Devo die che tra le espressioni inventate da Dante più diffuse ce ne sono alucne davvero insospettabili
Grazie per avere creato il post ed avermi informato - delle origini davvero inaspettate di alcune parole e modi di dire usattissimi anche oggi.
Un bacione Ambra - Buona giornata e migliore continuazione di settimana
A presto

Kylie ha detto...

Una dantista come me ringrazia per questo post.

Un abbraccio

Alberto ha detto...

Grazie Ambra, adesso me li segno tutti.

Ieri ho provato a commentare ma non è stato possibile. C'era qualcosa come facebook che non ho capito.

Vincenzo Iacoponi ha detto...

Siamo tutti Dante assistiti. Magari si potesse pensare come lui, perché scrivere come lui quando si è fatto il liceo classico si può.
Bravissima Ambra, bellissimo post assai originale.

Sciarada ha detto...

Ecco, promuoviamo la nostra me-ra-vi-glio-sa lingua italiana che è pura poesia e riconquistiamo il piacere della lentezza nel pronunciare la dolcezza di una frase intera senza abbreviazioni importate da altre lingue, grande Ambra, mi piaceee !

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