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giovedì 9 giugno 2011

I nostri capelli bianchi

 Testo di Giovanni N.
Per Gabriele l’adolescenza era ormai lontanissima. Eppure quella mattina  mentre terminava la toilette dinanzi allo
specchio, gli si presentò nitido un ricordo di quel tempo. Forse trainato dalle piacevoli sensazioni della stagione messasi finalmente al bello dopo un duro inverno. Come un quadro restaurato dalle mani esperte di un artigiano, gli apparve un giardino in estate con i colori e l’incanto delle luci e delle ombre e si rinverdì la memoria dei sogni: i suoi e dei coetanei.
Ragazzi e ragazze di sedici anni o poco più, come liberati da un sortilegio che li aveva tenuti come pietrificati nell’ultimo fotogramma , ripresero a giocare nel giardino adiacente alla casa in cui abitavano. Un giardino non molto grande ma ricco di cespugli. Quella sera si erano trovati  pur senza preventive intese tutti insieme nelle stesse ore e cominciò il gioco al quale i cespugli li invitavano. Nascondersi, trovarsi e urlare di gioia e tornare a nascondersi .A quel tempo le serate erano rese ancor più misteriose dalle lucine vaganti delle lucciole ora scomparse e l’aria era intrisa del profumo dei tigli e della loro stessa giovinezza.
Non mancava un pizzico di malizia in quei giochi. Dietro quei cespugli  avvenivano incontri non preventivati eppure desiderati col paravento della causalità. Anche per Gabriele e Sonia l’incontro con quella “ipocrita” copertura avvenne in fondo in fondo nell’angolo un poco buio vicino al muro di cinta. Da tempo si incontravano soprattutto a scuola. Stesso edificio, classi diverse. Fra i due si era ingaggiato un non dichiarato duello. A Gabriele dava sui nervi l’espressione altera a volte canzonatoria di Sonia. L’atteggiamento di Gabriele era incerto spesso disorientato quando Sonia improvvisamente cambiando registro gli trasmetteva l’impressione di essere attratta da lui. Quando si accorgeva di non essersi controllata a sufficienza reagiva servendosi di tutta la sua capacità per confonderlo.
Ma quella sera vicino al roseto abbarbicato al muro, entrambi gettarono la maschera quasi con un senso reciproco di liberazione e scoccò un bacio. Il primo e l’ultimo.
Quel bacio  non ebbe repliche come se una cattiva maga avesse fatto un sortilegio . La guerra già in atto era divenuta improvvisamente ancor più tremenda con i primi bombardamenti aerei condizionando la loro vita. Di quella magica serata rimase solo  un fotogramma nella memoria  come un addio alla   giovinezza.
Alla fine della guerra le famiglie  si erano trovate tutte disperse . Anche Gabriele cambiò la città di residenza per inseguire il lavoro e la “ricostruzione” della sua vita dopo il ritorno dal fronte.
Per motivi di lavoro la settimana seguente avrebbe dovuto dopo tanto tempo  ritornare nella città ove aveva trascorso la giovinezza quando la guerra ancora non aveva  disperso gli amici o addirittura seminato lutti o distrutto luoghi cari alla memoria.
Si propose di andare a far visita a Sonia. L’unica di cui aveva  frammentarie notizie per lo più ricevute in occasione delle feste natalizie .Da lei avrebbe avuto probabilmente notizie degli altri.
Fatto quel proponimento fu preso da una sorta di ansia fatta di speranza di ritrovare qualche traccia di quel passato. Fu tale “la scossa” che cominciò a chiedersi “come non ci ho pensato prima, come ho potuto lasciare passare nell’oblio tanti anni?
Domande senza risposta ma dalle quali sortì una decisione: anticipare di un giorno. Cioè partire l’indomani.
Quando giunse scendendo dal treno , notò subito qualche cambiamento nel salone della stazione ma poi una volta uscito con sollievo si accorse che gli edifici intorno, i viali adiacenti, finanche l’albergo di fronte erano immutati . Si sentì incoraggiato, come invitato ad andare incontro ai luoghi amati. Fu del tutto naturale dirigersi a passo svelto verso la vicina via ove sorgeva la sua casa e quel favoloso giardino.
Là era in agguato la delusione. La casa non esisteva più. Come seppe  informandosi, era stata distrutta da un bombardamento. Al suo posto era sorto un anonimo condominio. Il giardino? Stabilì girando e rigirando lì intorno l’area ove sorgeva. L’impressione avuta all’arrivo era sparita. Sarebbe stato troppo bello. Allora si sentì  vecchio perfettamente in sintonia con i suoi capelli bianchi. Riuscì, grazie alla caparbietà nelle ricerche, subentrata come reazione alla delusione subita ad avere il nuovo indirizzo di Sonia.
Vi si recò. Dalla vista della villetta gli giunse un segnale di abbandono e così pure dalla vista  del  giardinetto. Allora dubitò fortemente della sensatezza di quel viaggio ma considerò che a quel punto non poteva fermarsi. Suonò il campanello della villetta adiacente. Dal gentile proprietario apprese che la signora si era trasferita in una casa di riposo e gli fornì il numero del cellulare della figlia.
“casa per anziani”?
“Di bene in meglio” pensò, ma ora più che mai non si sarebbe tirato indietro.
Ricordò la Sonia del passato con i  capelli biondi e gli occhi chiari.” Quali segni le avrà impresso il tempo?”.
Presi accordi telefonici con la figlia si recò alla casa di riposo. Quando imboccò il corridoio sul quale si affacciava la sua camera vide Sonia a braccetto con la figlia venirgli incontro. La vide ancora eretta con un’espressione dolcissima ed una cascata di capelli bianchi. Superò l’impatto  al quale del resto si era abbondantemente preparato .Tuttavia le si avvicinò con timidezza chiedendosi se mai anche lei ricordasse qualcosa di quella lontana sera d’estate.
Lo seppe subito. Appena furono vicini Sonia, a sua volta scrutandolo, con voce ancora la stessa di allora gli disse come preambolo “il primo amore non si scorda mai”.
Ormai liberati dalle incertezze e dalle schermaglie giovanili si abbracciarono con le lacrime agli occhi.
Giovanni N.
image cc by Fiona Saiman NonCommercialLicense

24 commenti:

Luigi ha detto...

complimenti: hai un vero talento nel descrivere emozioni delicate e profonde!!!

Cristina ha detto...

Giovanni i tuoi scritti hanno sempre qualcosa di magico, ogni volta mi trasmetti emozioni bellissime. Grazie mille per tutto ciò.

Ambra ha detto...

Nelle tue parole, una rappresentazione lunga quanto una vita. Dalle prime scoperte dell'adolescenza fino ai ricordi dolcissimi dell'età avanzata. Un racconto delicato e sognante come sempre.

Adriano Maini ha detto...

L'altra sera ho finalmente rivisto una lucciola: quasi in riva al mare!

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Racconto molto bello e appassionante.Saluti a presto

Talamasca ha detto...

Coinvolgente il tuo racconto, se si tratta di una storia vera è anche molto commovente; grazie, a presto.

Alberto ha detto...

Quando si è in due a ricordare!

riri ha detto...

E' belo questo racconto di vita, sembra di vedere le lucciole, che nel passato, da bambina mi hanno accompagnato...Rivedersi dopo una vita e ricordarsi..è fantastico, non capita spesso, perchè la vita toglie, a volte anche la memoria, però quando succede un "miracolo" ti senti felice.
Grazie Giovanni, mi hai fatto sognare.
UN saluto a tutto il clan ed uno in particolare ad Ambra:-)

zicin ha detto...

Molto bello e delicato... raccontato con il cuore... attraverso emozioni profonde
Complimenti!!!
Felice fine settimana a tutti

Lufantasygioie ha detto...

bellissimo post,bravo davvero
lu

Ninfa ha detto...

Che bello questo racconto d'amore! Ci si sente trascinati dalle emozioni dei ricordi giovanili di Gabriele e si sorride con lui quando finalmente, coi capelli ormai bianchi, ritrova Sonia e in quell'istante il tempo sembra annullarsi. Bravissimo, ciao Giovanni.

sirio ha detto...

Veramente ci sono momenti della vita che non è possibile dimenticare.
Ritornare in luoghi dove ero stato bambino, o adolescente, anche per me in alcuni casi è stata una delusione, perchè avevo in mente un certo paesaggio...che non ho più ritrovato!
Molto espressivo questo racconto, Giovanni.
Complimenti e buona serata, a te e ad Ambra.

Erika ha detto...

E' piacevole passare da questo blog dove si alternano scrittori che ci raccontano storie di un tempo passato facendoci rivivere le loro emozioni.
Un applauso a Giovanni.

Gabe ha detto...

un bel racconto,scritto in modo fluido,che evoca sentimenti malinconici,uno sguardo al passato,dove ci ritroviamo con il protagonista,complimenti, un saluto anche ad ambra

Carmine Volpe ha detto...

gli occhi dell'amore non invecchiano mai è come se lo gli occhi ti fermano il tempo li vedi come l'emozione del primo battito di cuore

Alessandra ha detto...

Un bellissimo racconto d'amore! Un po' di nostalgia nel ripensare al passato, ma fa parte della vita! Complimenti!

Costantino ha detto...

L'amore non dovrebbe dipendere dal colore dei capelli, e neppure dal tempo che passa inesorabile.
L'amore è senza tempo,come molto bene appare in questo racconto.

dandelion67 ha detto...

Bello alla fine ritrovarsi...ripercorrere le vie e rivivere il passato...e le parole di Lei...che splendida conclusione...molto molto bello questo vissuto...perchè è un vissuto vero...non mi deluda la prego. Ho scritto tempo fà con un amico che ha vissuto la stessa esperienza...ha ritrovato la sua prima fiamma , grazie al web...ed i ricordi si son riaccesi incontrollati...mentre leggevo il suo scritto mi sono emozionata molto...e felice ero per Lui..immensamente felice...la Vita non smette di sorprenderci mai!
Sereno vissuto in emozione..
Dandelìon

il monticiano ha detto...

Sono rimasto molto colpito da questo post per avervi letto commozione e tenerezza. Il finale è splendido e ammetto di averlo quasi desiderato.

Niente Barriere ha detto...

Sono contento di aver letto questo racconto. Amo leggere e questo racconto ha scatenato la mia fantasia come un film. Complimenti all'autore :)

un saluto

Mirta - Luce nel cuore ha detto...

Un racconto pieno di emozioni che toccano le corde dell'anima. Auguro a te e ad Ambra una settimana meravigliosa!

giulia ha detto...

Grazie per questa bella pagina di sentimenti e tenerezza
Giulia

Giovanni ha detto...

Un grazie con il cuore per i vostri commenti, alle volte emozionanti almeno quanto il racconto. Grazie per aver colto nostalgia e poesia. Spero anche speranza. Un commosso abbraccio in particolare ad Ambra. Giovanni

Marcello Affuso ha detto...

Quanto sarebbe bello vivere la vita al contrario...

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