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martedì 16 giugno 2009

Radici

Pensando ad un bosco mi ritrovo proiettato in un ambiente naturale, verde, dove gli alberi affondano le loro radici ed il sole filtrato dai rami intrecciati riscalda la terra della quale si nutrono.
Gli alberi sono per noi la forma più alta e
nobile di vita, la forma più antica e dignitosa.
Nessuno potrà dire perché un albero decide di crescere proprio lì, e rimanerci per qualche decina di anni o anche centinaia di anni.
Non sto parlando di verde curato e rimaneggiato dall’uomo, ma della forma più spontanea di vita, che si fa spazio in mezzo ad altre vite, che diventa anello di congiunzione tra la terra ed il cielo.
È il vento che ne agita i rami, sono i micoorganismi che vi si annidano, sono gli uccelli che vi trovano rifugio durante il loro migrare o li scelgono come casa per i loro piccoli, protezione benevola e calda.
E’ difficile descrivere la sensazione che si prova quando un albero viene tagliato, quando la violenza si abbatte sulla più indifesa delle creature.
E’ difficile capire la colpa che può avere questa creatura, una colpa talmente grave da venire uccisi, la colpa di aver messo radici, di aver scelto quel terreno per la vita, di aver legato le proprie speranze a quel terreno ed a quel vento.
E’ difficile capire come possa, la mano dell’uomo, tagliare ed estirpare queste vite profonde che raccontano la vita ed il tempo del nostro pianeta, queste vite così innocue e benevole. Rassicuranti presenze che non chiedono altro che di esistere.
Non mi interessa il concetto di natura quando viene legato ai bisogni dell’uomo, al suo desiderio di bellezza, di aria pulita, di senso estetico….. questi sono bisogni umani esattamente di pari dignità di altri bisogni umani e che, solo per interesse, incontrano quelli della natura.
La natura ha una sua dignità indipendentemente dai bisogni e dalle necessità umane.
Un albero è se stesso ed è indispensabile riconoscergli, prima che una pelosa utilità, una dignità di per sé, una dignità legata al concetto stesso di vita e di ciclo dell’esistenza.
La massima espressione del pianeta che ci ospita sta in quelle centenarie radici, in quel succo del terreno che riescono a trasformare in maestose e nobili presenze.
Tagliare un albero è un atto di una violenza inaudita, non è solo spezzare una vita, è anche cancellare una storia, la storia di tutti quelli che hanno avuto quell’albero come punto di riferimento, immobile e pur vivo.
Il punto di riferimento di un uccello in volo, il tronco al quale si è appoggiato il viandante per riposarsi, il rifugio di tutto un mondo che non siamo più in grado di vedere ed al quale abbiamo deliberatamente deciso di non appartenere più.
E’ normale che l’uomo segua la sua strada e le sue costruzioni, è inaccettabile che lo faccia scacciando dai loro territori altre vite.
Il diritto muto ed inalienabile di un albero di esistere.
Fabio

6 commenti:

Ambra ha detto...

Ciao Fabio. Ascoltando il calore del quale circondi l'albero, mi sono ricordata di un libro che avevo letto e sfogliato più volte parecchio tempo fa: "L'Albero" di Charles Hirsch. Un libro bellissimo che si snoda intorno all'albero, sue simbologie e significati nelle varie religioni e tradizioni, nella storia dell'uomo. L'Albero della Vita, l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Immagini e riproduzioni di dipinti, maioliche, tessuti, ceramiche, quadri, tutto incentrato sull'albero. Ho trovato un'anteprima del libro sul web. Se la vuoi vedere la trovi qui:
http://books.google.it/books?id=6lMFXeHgSZcC&printsec=frontcover#PPP1,M1
Ti riporto solo alcune delle ultime righe che puoi trovare alla fine dell'anteprima stessa:
"L'albero è l'espressione della vita.
E' il cosmo visibile rappresentato dai rami,
dal tronco e dalle radici.
Simbolo dell'uomo, rappresenta i tre livelli
dell'essere, della realtà e dell'unità
di tutta la conoscenza.
... Capire l'albero vuol dire comprendere
se stessi e penetrare i misteri della vita.

Ida ha detto...

Ciao Fabio,
i tuoi scritti mi regalano sempre delle emozioni profonde. Alla prima occasione ti farò vedere una diapositiva che ho fatto in India, appollaiata su un ramo di un albero che i locali chiamano "albero della vita e della morte" in quanto un ramo conquista decine di metri di terreno,sprofonda nella terra, risorge e continua la sua corsa, mentre altri rami muoiono...
Ida

fabrizio ha detto...

Ciao Fabio,...semplicemente bellissimo!!!!

Ambra ha detto...

Bravo Fabrizio. Condivido. In due parole hai espresso il pensiero di molti.

mimma ha detto...

Ancora una volta, Fabio, quanta sensibilità in questo tuo parlare degli alberi, quanta dolcezza seppur dolente: ma conoscendoti ormai un po', la cosa non mi meraviglia.

Anonymous ha detto...

beh, era un tema che volevo trattare da tempo, ho cercato di farlo nel modo più autentico rispetto a come me lo sento dentro, grazie per i vostri commenti
Fabio

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