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sabato 20 dicembre 2008

Il Natale carico di "nostalgia"

Il Natale 2008 è ormai vicino, ma la nostalgia mi fa ritornare a un Natale di tanti anni fa, il primo Natale rimasto impresso nella mia memoria. I Natali allora sembravano così diversi da quelli odierni, probabilmente si badava assai più alla sostanza delle
cose che all’apparenza. Niente corse frenetiche agli acquisti, niente traffico convulso, niente sovraffollamento nei negozi: gli anni del boom erano di là da venire e gli adulti ancora ricordavano le privazioni patite durante la guerra, finita solo da una decina d’anni. Noi bambini le letterine per i doni le indirizzavamo a Gesù Bambino, perché Babbo Natale non era ancora espatriato dalle gelide terre nordiche fino alle nostre latitudini. E per arrivare a Natale non aprivamo le caselle del Calendario dell’Avvento, ma ogni giorno dovevamo fare dei “fioretti” per meritarci i regali che avevamo chiesto. Regali che non avevano niente di tecnologico: di solito giocattoli molto semplici, ma ugualmente tanto belli e desiderabili. Non c’erano centri commerciali, i grandi magazzini erano pochissimi, ma in compenso esistevano numerosi i negozi di giocattoli che nel periodo natalizio diventavano la quintessenza del Paese dei Balocchi: non avrei mai staccato il naso dalla loro vetrina e finivo con l’appannarla con il mio fiato, ma era impossibile non incantarsi davanti a tutte quelle meraviglie. E dietro una di queste vetrine vidi, prima di quel lontano Natale (avevo all’incirca quattro anni), una bambola che mi parve stupenda e incredibile: perché noi allora giocavamo con bambole o di pezza - le “pigotte”, adesso famose per una iniziativa benefica - o di celluloide, rigide e innaturali, che in più si rompevano con grande facilità. Per cui vedere una bambola di gomma, cicciottella, con i capelli di nylon biondi e ricci, che si poteva lavare e pettinare, che pareva proprio una bambina in miniatura … insomma balzò immediatamente in cima alla lista dei miei desideri natalizi. Non vi sto a descrivere la mia gioia quando la mattina di Natale la trovai sotto l’albero! Qualcuno mi spiegò che era “made in U.S.A.”, che arrivava nientemeno che dalla lontana America: mi sforzai perciò di trovarle un nome adeguato e così la chiamai Jimmy. Ci rimasi quindi malissimo quando la sorella maggiore di una mia amichetta mi disse che quello era un nome da maschio, non adatto alla mia nuova bambola chiaramente femmina (sospettai a lungo che questa affermazione fosse stata dettata solo dall’invidia). Ma nonostante questo piccolo inconveniente, mi è rimasto il ricordo di un Natale dolce e bellissimo perché, a parte l’arrivo del regalo, sentivo intorno a me (e non solo in quei giorni) un’atmosfera di grande calore e amore ed è questo che vorrei augurare a ogni bambino, ma anche ad ogni adulto: di ritrovarsi sempre circondato da affetto.
StelladiNatale
(image by 'Playingwithbrushes')

1 commento:

Ambra ha detto...

Condivido appieno il pensiero di Fabio sulla mistificazione di significati e contenuti del Natale, ma il tuo racconto, StelladiNatale, mi ha proiettato improvvisamente in un’altra stagione: era per noi l’”età dell’oro”… io bambina piccolissima com’eri tu … le lunghe incerte attese … parole desuete come “Il Paese dei Balocchi”, “La pigotta”, … l’incanto di un mondo perduto, dove i Natali erano diversi perché diversa era la società e noi stessi. Nonostante la malinconia che mi hanno portato, le tue parole mi hanno scaldato il cuore.

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