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sabato 6 marzo 2010

A che gioco giochiamo?


Questo post è stato scritto a quattro mani dopo serate con amici fatte di conversazioni, divagazioni e pensieri, ripresi poi e sviluppati dai due autori.
Di scherzi famosi è piena la storia. Già Esopo nel VI secolo a.C.
scriveva “Lo scherzo del pastore”, la favola in cui un pastore ripeteva per tre volte le grida di “Al lupo! Al Lupo!” e gli altri pastori accorrevano per salvare le pecore, scoprendo poi che si trattava solo di uno scherzo. Invece la terza volta un branco di lupi stava davvero per assalire il gregge, ma a quel punto il pastore aveva perso credibilità e nessuno si presentò più ad aiutarlo a difendere le pecore.
Senza dimenticare la tradizione del Primo Aprile che sembra risalire a tempi remoti ed alla mitologia greca.
Uno degli scherzi più famosi è stato quello ideato dall'attore americano Orson Welles nel 1938, in un programma radiofonico che sarebbe dovuto andare in onda il 1° aprile, trasmesso però poi il 30 ottobre per motivi tecnici. Il titolo del programma era "La Guerra dei Mondi" ed era una falsa radiocronaca dello sbarco di marziani sulla Terra.
Gli americani furono presi dal panico: molti abbandonarono le proprie case e quando lo scherzo fu svelato, si contarono danni per qualche milione di dollari. Quando, alcuni anni dopo, fu annunciato l'attacco a Pearl Harbour, la popolazione, memore dello scherzo di Welles, inizialmente non credette alle parole dello speaker.
Lo scherzo, la presa in giro, l’ironia sembrano essere un bisogno imprescindibile per l’essere umano. Ma è un bisogno di tutti? E qual è il beneficio che ottiene chi fa lo scherzo? Ha forse un significato liberatorio? E chi lo riceve? E’ davvero così divertito come chi lo fa?
Quale significato e quale valore può avere allora uno scherzo?
Esso può essere beffardo e allora possiamo definirlo cerebrale e possiamo forse supporre che rappresenti una sorta di rivalsa o di rivincita indiretta sugli altri. In questo caso qualche volta risulta sgradito ed è in grado di creare tensioni e fratture.
Oppure ancora può avere un valore ludico ed emotivo, in questo caso risulta giocoso. 
E infine la presa in giro reiterata fino a che punto è consentita e quando invece supera i limiti e diventa una violenza sottile che diverte solo chi la esercita e mette a disagio chi la riceve?
Rispondere a tutte queste domande non è una cosa semplice, comunque si può provare ad esprimere un pensiero al riguardo. Lo scherzo dovrebbero essere, per antonomasia, una cosa ludica e quindi fare ridere o almeno sorridere. Chi fa lo scherzo quindi dovrebbe essere un “giocherellone” e non un pensatore di scherzi anche perché se è tale, deve prevedere il rischio che chi riceve lo scherzo non lo capisca e magari se la prenda.
Per chiarire meglio, a proposito del noto scherzo del gavettone di lunga tradizione militare, il più delle volte chi lo organizza non pensa solo di fare uno scherzo tanto per creare allegria generale, ma avendolo pensato come esercizio di potere gli effetti sono di scherzo di “cattivo gusto”.
Lo scherzo dovrebbe essere contenuto nei canoni della gogliardia, ma quella vera, quella che nasce spontanea dal desiderio di creare allegria, di fare uno scherzo per riderci su senza scomodare troppo la mente analitica nello scegliere lo scherzo “studiato” e quindi provocare una risata a bocca storta nel ricevente, invece di un sorriso. Prendiamo la naturalezza di Totò e l’intelligenza del generare un vero sorriso nel prossimo, ecco, lo scherzo dovrebbe avere quel tono di naturalezza e spontaneità. 
E - perché no? - di gentilezza.
Ambra e Fabrizio
 image cc by  Apenas imagens-Marília Almeida

4 commenti:

Fabio ha detto...

purtroppo lo scherzo è spesso fatto spesso per mettere in difficoltà la persona o comunque per farla apparire inadeguata in un determinato contesto. Non ci sarebbe nulla di male in questo se recepito, anche da chi subisce lo scherzo, in modo divertente.
Esistono anche gli scherzi fatti come contestazioni di posizioni di potere o come rivelatori di particolari del potere che non emergono in determinate condizioni.
Cosa diversa per il genere gavettoni ed affini: quella è solo violenza pura e semplice che ha spesso a che fare con personalità disturbate che hanno problemi nel relazionarsi.

Ambra ha detto...

Fabio, mi sembra una contraddizione la tua esemplificazione dello scherzo fatto per mettere in difficoltà una persona. Se l’obiettivo come dici è di creare un senso di inadeguatezza in un’altra persona, come può questa recepire in modo divertente qualcosa che le crea disagio?
Mentre poi gli scherzi che intendono contestare una posizione di potere mi sembrano a loro volta strumenti inadeguati perché indiretti, usati per mancanza del coraggio necessario ad affrontare situazioni sgradite. Questo almeno è quello che a me sembra.

Mirco ha detto...

Lo scherzo è gioco...e quando i giochi sono belli, sono puliti, sono come giochi di bimbi... non possono fare male.
Perchè sono dei piccoli voli dove non c'è la polvere di vecchiume degli adulti, non ci sono secondi fini più o meno consci, non ci sono malizie strane.

E' gioco, è divertimento, è voglia di crescere e stare insieme.
Il gioco in fondo forse è una componente dell'Armonia, quindi tutto ciò che non è armonico non è gioco; o scherzo che sia

:o)

Fabio ha detto...

Ciao Ambra, posso sentirmi inadeguato nel cucinare le lasagne al forno e posso sentirmi inadeguato di fronte alla vita, penso che una stessa parola se scardinata da un contesto o non considerata come passabile di essere usata in contesti diversi non abbia granchè senso.
In quanto al discorso del potere hai ragione e sono d'accordo, talvolta ci si deve accontntare di quello che si ha, talvolta l'accontentarsi fa in modo che si crei una valvola di sfogo che, impedendo l'esplosione vara e propria, possa generare un cambiamento e possa quindi far davvero mutare la situazione

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