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lunedì 20 luglio 2009

Sulla dannosità dell’arte

Di fronte al pensiero corrente in tema di salvaguardia dell’arte, delle opere di varia natura, dei reperti storici e del glorioso passato di civiltà scomparse ecco, ho sempre avvertito un senso di smarrimento.
Non sono mai riuscito a cogliere il nesso tra
quello che accade oggi e quello che è il recupero del passato, il recupero storico fine a se stesso di qualche cosa che abbia valore solamente perché fa parte del trascorso.
E' da tempo che ho messo a fuoco il concetto di inutilità dell'arte, dei reperti, della storia e dei monumenti.
Non puo' un popolo trarre la propria identità dalla storia che si fa oggetto e reperto.
Non c'è alcun valore tramandato da una piramide costruita con il sudore e la vita degli schiavi, da una cattedrale voluta da qualche vescovo fiancheggiatore dell'inquisizione, dal colosseo enorme catino di sangue, da un bellissimo quadro commissionato all’artista di turno dal signorotto annoiato.
Intendiamoci, la storia ed il passato hanno un valore, ma non è un valore di per se stesso, è un valore oggettivo che deriva dal tipo di storia e dal tipo di vicenda sulla quale ci soffermiamo.
La storia puo’ e deve essere insegnamento se puo’ trasmettere, oltreché se stessa, i valori che possono aiutare una civiltà nel suo cammino verso il miglioramento.
La storia che ha un senso è quella che racconta delle grandiose lotte per la libertà dei popoli, per la giustizia sociale, per lo stato di diritto, per l’emancipazione degli individui di fronte alla prepotenza del potente e del tiranno.
La storia è valore se trasmette valore e questo tipo di storia ha un senso attuale che la rende immortale insegnamento.
Non riesco a vedere nessuna identità di un popolo nei dipinti e negli affreschi voluti da qualche principe, quale è il valore, oggi, che un popolo trae dal godimento meramente estetico di queste cose?
Vorrei che mi si spiegasse quale utilità hanno i restauri e gli investimenti in questo campo, che cosa si impara dalla storia che diventa oggetto e si sterilizza completamente dall'insegnamento del presente?
Ritengo le attenzioni estetiche di questo genere come una delle radici del decadimento morale delle società, non è un caso che le società che sembra non abbiano nulla da esprimere oggi sono quelle che hanno avuto un passato ricco di reperti muti che, come un cieco, hanno costretto l'uomo a camminare tenendo la testa voltata all'indietro senza più coscienza dell'oggi e capacità di programmare ed innovare il domani.
Rifletteteci per favore.
Non sono qui solo a dire che l'arte così intesa e cioè slegata dai valori e priva di carica educativa sia inutile, dico addirittura che è dannosa perché costruisce un senso di appartenenza privo di contenuto che ostacola direttamente il sentimento del senso civico e della responsabilità sociale.
E più ci penso e più ne sono più convinto.
Fabio – giugno 2009

(Questo testo è apparso in Facebook, sulla pagina di Fabio, Domenica 28 giugno alle ore 18.48. Sono riportati anche i commenti che ha suscitato al momento della sua pubblicazione su FB.)

19 commenti:

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 23.26 del 28 giugno :
Non mi convinci, Fabio. Suonano troppo provocatorie le tue affermazioni per non pensare che dietro non ci sia il gusto della polemica. E se questo fosse invece il tuo convincimento, allora ti contraddico.
Hai dimenticato che l’uomo ha iniziato ad esprimere se stesso, il suo tempo e il suo sentire già dal Paleolitico all’epoca della grande glaciazione, quando l’homo erectus lasciava nelle caverne il segno della sua arte pittorica e delle esperienze da lui vissute per la sopravvivenza. Ed ha continuato, indipendentemente dai signorotti, e continua tutt’ora a tessere questo filo conduttore che si snoda nelle varie epoche di generezione in generazione, questo bisogno di trasmettere e dare emozioni ad altri esseri umani attraverso la propria opera quale che sia: una scultura, un dipinto, un libro o un manufatto che riprende i temi di una tradizione spesso antica di mille anni. Buttiamo L’ultima Cena perché Leonardo non stimolò alcuno alla “lotta per la libertà dei popoli”.
Pensare che l’uomo debba cercare con tutte le sue forze di realizzare una giustizia sociale è più che lodevole, è obbligatorio. Ma se l’uomo deve limitarsi a questo o peggio deve gettare alle ortiche le opere d’arte, senza essere capace di “sentire” quello che chi le ha create ha voluto trasmettere e ignorare le emozioni e l’impeto interiore che lo hanno spinto appunto a crearle, allora il tuo concetto dell’uomo è molto riduttivo, perché egli non può riguardare all’esistenza, nel corso della sua unica breve esperienza di vita, da una sola angolatura.
Non rinnegherò i miei padri, quelli che – se anche costretti dall’onnipotente clero – sono stati capaci di costruire quelle chiese gotiche intrise di una altissima spiritualità e dalle cui mura si sprigiona una grandezza immensa che non è tanto quella del papato, quanto quella di chi in un grande movimento corale ha saputo trarre dalla pietra un’emozione che ritroviamo ancora oggi e che mi dà fortissimo il senso di appartenenza ad una umanità capace non solo di lottare, ma anche di esprimere se stessa.
Le “società che non hanno nulla da esprimere oggi” sono semplicemente un ricorso storico. Una civiltà raggiunge il massimo di sé e in questa fase produce anche “reperti”. Poi inizia il declino con l’incapacità di rinnovarsi, fino alla sua morte definitiva e naturale. Ma questo non c’entra niente con l’arte.

Fabio Frigerio ha detto...

Fabio Frigerio alle 2.04 del 29 giugno :
ciao Ambra, se vuoi possiamo trasportare questo nel blog. Domani ti rispondo più approfonditamente, però se anche tenessi buono il tuo punto di vista mi riuscirebbe difficile pensare che una persona che esce da un museo o torna dopo una bellissima visita ad una città artistica possa essere, dopo questa visita, un cittadino migliore o una persona che si è arricchita interiormente. Non riesco a cogliere questo automatismo, puo' l'emozione del momento essere bellissima, intensa, pregnante di spiritualità... e dopo?
Sono abituato a pensare alle cose in termini di insegnamento, di miglioramento, di progresso, se quello che tramandiamo ne è privo secondo me se ne puo' fare tranquillamente a meno e si possono dedicare le energie e le attenzioni alle cose che hanno diretta relazione con la dignità della vita delle persone nel loro quotidiano.

Barbara Arcari ha detto...

Barbara Arcari alle 9.25 del 29 giugno :
dibattito molto interessante, mi piace quando qualcuno prova a smuovere quel sentimento tacito che c'è dentro ognuno di noi. e l'argomentazione di fabio è senz'altro molto suggestiva, sebbene metta insieme deduzioni che a mio parere "così deducibili" non sono. per esempio, il binomio arte-storia, dove entrambi significano (solo) ciò che è passato. e la storia (solo) nella sua presunta accezione educativa e moralizzatrice. che sono senz'altro letture valide, accanto alle quali è utile a mio parere rintracciarne altre. dici che in un "reperto" non vedi l'identità di un popolo. io sono d'accordo, infatti davanti ad un "reperto" vedo e sento qualcosa d'altro. cmq bravo fabio per lo sforzo cognitivo e di razionalizzazione.

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 10.15 del 29 giugno :
Vedi Fabio, basta pensare a un bimbo, un essere umano dove non è stato scritto ancora niente. Mettilo con una madre che si prostituisce, un padre che ruba o, se preferisci, mettilo semplicemente con genitori che propugnano e insegnano esclusivamente l’attenzione al sociale, ne farai nel primo caso probabilmente una copia del padre o della madre e nel secondo caso probabilmente un uomo dalla vista un po’ corta, chiuso in determinati schemi dai quali gli sarà difficile uscire.
Fagli conoscere anche l’arte, sì ma non col metodo turistico, dove devi visitare un museo solo per essere à la page, non guardi niente, non capisci niente, rimani indifferente. Insegnagli invece ad ascoltare quello che gli dice l’artista.
Fagli vedere “La libertà che guida il popolo” di Delacroix, “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo e allora tutto questo sarà uno stimolo non solo per la sua mente, ma anche e soprattutto per il suo cuore, uno stimolo che lo renderà migliore.

Ambra del Bono alle 10.18 del 29 giugno :
Brava anche Barbara che ha fatto un commento molto lucido

fabio ha detto...

Fabio Frigerio alle 18.16 del 29 giugno :
Barbara è molto lucida, io lo sono a fasi alterne

Fabio Frigerio alle 22.54 del 29 giugno :
Non lo so, Ambra, quello che dici è vero, nel senso che non vorrei apparire come un materialista insensibile al bello ed alle emozioni, non sono per la loro cancellazione, questo no, dico semplicemente, ecco forse riesco ad essere chiaro, dico semplicemente che nelle cose c'è un ordine di priorità e di gerarchia. Non accetto che ci si occupi di arte quando abbiamo un sistema giudiziario allo sfascio, quando abbiamo gente che crepa nei corridoi di ospedale, quando abbiamo una classe politica degna di un'istituzione penitenziaria, o una ricerca scientifica completamente bloccata. Non ritengo giusto che in un contesto del genere nemmeno ci sia l'ipotesi per occuparsi dell'arte, non mi sembra nè onesto, nè morale.
Solo questo, è una cosa che urta la mia sensibilità, tutto qui.
Perchè mi sembra che l'arte, cosa nobile di per se, possa essere un alibi per non pensare e non occuparsi d'altro, del resto se ti manca il pane nella dispensa sarebbe assurdo uscire e comperare il tv al plasma

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 23.39 del 29 giugno :
Ma no, non ho mai pensato che tu fossi insensibile al bello e alle emozioni, al contrario e posso essere d'accordo col tuo discorso, ma i miei termini sono diversi. Voglio dire che al rigore che mi vede allineata con te, seguono l'intransigenza e l'assolutismo dei quali mi ammantavo anch'io fino all'incirca ai miei 40-45 anni. Da tanto tempo non mi corrispondono più.

Barbara Arcari ha detto...

Barbara Arcari alle 8.38 del 30 giugno :
sai fabio, ti suonerà strano, ma non siamo esattamente in un paese che "investe in arte", dal punto di vista della spesa sostenuta dagli enti locali (quella che dici sottratta a sistema sanitario, giudiziario, alla ricerca...). sarebbe interessante fare qualche ragionamento "conti alla mano". io nelle tue parole sento altro, un imperativo morale che invita ad una visione problema-centrica (abbiamo problemi, catalizziamo le energie per risolverli). ma accanto a questo io vedo un mondo di opportunità che mi sforzo di cogliere e di valorizzare. e questo è un invito che estendo a tutti. non nego i problemi (lavoro nei servizi sociali, figurati), ma rappresentarsi un mondo fatto di problemi, senza tanti paradossi, tende a rafforzarli. grazie ad entrambi per il bello scambio :-)

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 9.51 del 30 giugno :
Ma grazie a te, Barbara per il tuo intervento di nuovo lucidissimo e perfettamente centrato

Fabio Frigerio ha detto...

Fabio Frigerio alle 11.53 del 30 giugno :
siete entrambe molto lucide, forse l'ho già detto, ma più vi leggo e più mi sembrate lucide, diciamo lucidissime ecco.....

Fabio Frigerio alle 11.57 del 30 giugno :
Anche se devo dire che non sono d'accordo con la seconda parte dell'intervento di Barbara, secondo me la società migliora ed è sempre migliorata sulla spinta dell'insoddisfazione e della critica dell'esistente che ha portato a trovare soluzioni nuove e moderne. Secondo me la critica e l'insoddisfazione sono i motori della storia e del progresso, ovviamente non sto parlando di critiche sterili, ma di critiche che hanno in se il nocciolo e la volontà di realizzare una società migliore e più giusta e più equilibrata

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 13.20 del 30 giugno :
@ore 11.53
Fabio devo dire che sempre i tuoi post sono estremamente stimolanti

Ambra del Bono alle 13.24 del 30 giugno :
@ore 11.57
Di solito mi trovo d'accordo con te e invece qui su questo tema mi ritrovo ancora una volta a contraddirti almeno in parte.
L'essere umano è perennemente insoddisfatto, è perennemente alla ricerca di qualcosa, alla ricerca di se stesso, alla ricerca di risposte. E' questo che muove il mondo o, se vuoi, soprattutto questo. "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza"

Fabio Frigerio ha detto...

Fabio Frigerio alle 13.59 del 30 giugno :
scusa, non abbiamo detto la stessa cosa?

Fabio Frigerio ha detto...

Fabio Frigerio alle 15.23 del 30 giugno :
si, non posso intendere un miglioramento dell'uomo senza che questo miglioramento (di consapevolezza e di coscienza) porti con se un miglioramento ed un'attenzione anche alla realtà circostante. Altrimenti anche il miglioramento individuale è sterile e quindi non è più nemmeno un termine corretto

Ambra ha detto...

Ambra del Bono alle 15.06 del 30 giugno :
Ho riletto attentamente il tuo intervento e il mio. Secondo me non abbiamo detto proprio la stessa cosa, è questione di sfumature o forse no la differenza è sostanziale.Tu vedi nell'insoddisfazione di una certa situazione sociale la molla al cambiamento. Io vedo nell'inquietudine naturale dell'uomo la ricerca di una via per arrivare a se stesso e alla conoscenza. Se poi questo alla fine diventa miglioramento di sé e produce la consapevolezza di essere parte di un tutto, allora diciamo la stessa cosa.

Mirco ha detto...

A volte mi viene naturale fermarmi d’improvviso –nel mezzo di un bosco di alti faggi – e rimanere incantato da tanta bellezza tutt’intorno a me.
Oppure mi è semplice immergermi nella Bellezza del Grande Mare anche solo osservandolo e respirandolo.
Tutta questa Bellezza non è lì per me, ovviamente...è lì perchè la Natura è bella, la Terra è bella, ed è naturale che sia così.
Come non commuoversi nell’incontrare un maestoso albero, o come non rimanere meravigliati nello scoprire che quella cerva non si è accorta della tua presenza e tu la puoi guardare?
Credo che la Bellezza sia semplice, e semplicemente ciò che bello c’è dentro di noi ne viene attratto...così, semplicemente, senza una spiegazione... :-)


Cammino con la bellezza davanti a me.
Cammino con la bellezza dietro di me.
Cammino con la bellezza sotto di me.
Cammino con la bellezza sopra di me.
Cammino con la bellezza dentro di me.
Canto Navajo

Tenebrae ha detto...

ciao ambra, vedo che i problemi che hai avuto con la visualizzazione sintetica dei post li hai risolti con la modifica automatica

comunque in genere si presentano quando i post vengono modificati dall'editor online di blogger

alla prossima!

Ida ha detto...

Sono andata a vedere la mostra Le Ninfee di Monet. All'ingresso, su un grande pannello vi è scritto:
""Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fossse necessario comprendere quando invece basterebbe amare. Claude Monet""
Ida

LA CRI ha detto...

E' una frase che ha colpito molto anche me. Io dipingo su vetro per hobby (non ho mai venduto e mai venderò ciò che produco...non lo faccio per lucro) e quando mi è capitato di far vedere a qualcuno ciò che ho fatto ho visto che ognuno "ha detto la sua" della serie si vede che in quel periodo eri triste perchè hai usato molto il nero ...ed altre eresie...ma non bisogna capire sempre e per forza di cose,dare sempre spazio al cervello alla sua razionalità per dare una spiegazione a tutto...a volte basta solo apprezzare ed amare.

Elio Noera ha detto...

Cara Ambra, ho letto, e più di una volta, i tuoi scambi con Fabio a proposito della "Dannosità dell'arte" che ho apprezzato moltissimo come ho apprezzato i tuoi commenti. Non aggiungo i miei che certamente sarebbero inadeguati ma vorrei incoraggiare questo modo di riflettere, assolutamente provocatorio ed utile, assolutamente controcorrente con ciò che tutti danno per naturale senza soffermarsi neppure per un pensiero volante.
Bravo Fabio! Che tu l'abbia fatto con l'intento di provocare o perché veramente credi in ciò che hai affermato, non importa: è assolutamente interessante ed induce a riflettere, a leggersi dentro, a entrare in contrasto con se stessi.
Dovremmo tutti, di tanto in tanto, porci questioni e temi che abbiamo difficoltà a fare emergere dalla nostra mente e dal nostro cuore: servirà ad arricchirci.
Quando andai in pensione (100 anni fa) abbandonai il mio lavoro cui avevo dedicato la vita e passai alla consulenza sino a tre anni fa. Operavo, tra le altre, con una società che produceva forni per ceramiche nel settore dei casalinghi, dei sanitari, ecc. - forni coperti da brevetto internazionale.
Ebbene il maggiore azionista dell’azienda e inventore del brevetto – un “genio” sul piano tecnico e una "bestia” nella conduzione aziendale - era solito dire, dopo un attento esame dello studio che gli presentavano i suoi progettisti : "Rivedete i vostri progetti ma con soluzioni totalmente opposte" .
E’ con questa capacità di ricrearsi completamente che aveva inventato quei forni famosi in tutto il mondo.
Abituiamoci a non dare tutto per scontato, ma a mettere tutto in discussione!
Elio

Fabio ha detto...

Buongiorno Elio,
si, sono d'accordo, io lo chiamo "il terzo occhio", quello che vede dietro le presentazioni ufficiali, quello che vede il lato meno visibile delle cose, oppure che è palesemente visibile, ma che non riusciamo a cogliere perchè quello che vediamo è già fornito di interpretazione bella e pronta per l'uso.
A me queste presentazioni ufficiali non piacciono, se si presenta un oggetto, un concetto, una cosa qualsiasi materiale o immateriale rivendico il diritto di guardarla dal lato che mi è più naturale. A volte mi viene molto semplice, dovremmo tutti abituarci a fare più domande ed a mettere in discussione l'ovvio preconfezionato.
Grazie ancora per la tua testimonanza.

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